Storie

Abitanti e Viaggiatori: la storia di Gianpietro Pinto contadino di mare

Dopo aver viaggiato per anni, sia in Italia sia all’estero, con la sua compagna Senem, decide di trasferirsi a Erchie e dare nuova vita a un terreno abbandonato.

Di Anna Volpicelli

Due torri saracene disegnano i suoi confini: a est la torre La Cerniola, a ovest quella di Capo Tummolo. Erchie, il piccolo borgo  marinaro di circa 100 abitanti, incluso nella lista dei Borghi più Belli d’Italia, è un luogo di pace assoluta. A dominare il paesaggio c’è la spiaggia grande, con i suoi ombrelloni perfettamente allineati. Nel mare, piccole barche, quasi tutte di proprietà di pescatori locali, sono gli unici mezzi che portano alla spiaggia di Cauco, famosa per la sua tranquillità e soprattutto per le sue acque cristalline. Ed è proprio questo il luogo che Gianpietro Pinto, napoletano di origine e cittadino del mondo, e la sua compagna Senem Sonmez, olandese, hanno scelto di mettere radici. 

Gianpietro Pinto e I suoi animali

Un nuovo rinascimento

“Dopo aver vissuto per qualche anno in Slovenia e aver girato un po’ anche per l’Italia e per la Costa D’Amalfi, ci siamo fermati ad Erchie. Qui, infatti, una famiglia di contadini ci ha dato in comodato d’uso un pezzo di terra nella parte alta di Erchie a cui da qualche anno stiamo lavorando, imparando anche dai nostri vicini”, racconta Gianpietro. Un vera e propria opera di rinascita quello che la coppia sta mettendo in atto. I terreni a loro affidati sono stati abbandonati per anni e con determinazione, consapevolezza, e tanta passione hanno riportato in vita ciò che era ormai decadente. “Ci sono voluti anni per vedere le piante crescere di nuovo, i fiori sbocciare e per sistemare questo rudere dove ci trasferiamo principalmente durante i mesi estivi”. 

Il nuovo volto del vecchio rudere

Educazione locale

Abitanti e Viaggiatori è il nome che hanno dato a questa realtà che lentamente si sta consolidando. “Ogni mattina vengo qui per lavorare e soprattutto per occuparmi di Martina, l’asinello, delle due capre e delle galline.” Una vita all’insegna della sostenibilità. “Mangiamo tutto ciò che coltiviamo. Ciò che ho appreso, nonostante da anni mi occupo di agricoltura e di permacultura, l’ho assimilato grazie agli insegnamenti di tre persone in particolare. Caronte, pescatore che ora non c’è più, che mi ha insegnato i segreti del mare, Teresina, che ci ha lasciati poco tempo da, ci ha accolti dal primo giorno come se fossimo parte della sua famiglia. Possedeva i terreni sotto i nostri, oggi gestiti dal figlio, e ci ha aiutato, con pazienza, a far crescere questo luogo. Infine, Campaciccio, contadino, con cui ancora oggi trascorro del tempo, e mi ha insegnato molto sull’agricoltura della Costa D’Amalfi”. 

Costante nutrimento

Contadini del mare che, con umiltà e molto rispetto, hanno imparato a conoscere la terra dei luoghi costieri e a trarne il meglio. Hanno riportato in vita uliveti, alberi di agrumi e hanno piantato alcuni alberi da cui cresce lo sfumato amalfitano. “E’ la prima esperienza per me. Lo sfusato amalfitano per crescere segue logiche che non avevo mai conosciuto prima. Se sono riuscito in questa impresa, in continua evoluzione, lo devo soprattutto alle persone che mi hanno insegnato come lavorare questa terra,” racconta. La coppia si dedica anche all’apicoltura e produce il proprio miele. “Qui, rispetto a molti altri luoghi, tutto è più difficile per via della struttura della Costa D’Amalfi, ma probabilmente è anche la sua bellezza e ciò che la rende unica”. L’intenzione per il futuro, probabilmente, sarà quella di aprire la loro casa anche a pochi ospiti. “Per il momento, il nostro obiettivo è quello di continuare a lavorare per far crescere questa realtà, nutrirla e farsi nutrire da essa”. 

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