Arte e Cultura

Artisti in Costiera Amalfitana tra XIX e XX secolo: i “Costaioli”

Macchie di colore, vibrazioni cromatiche, giochi di luce e uno stile a metà tra Impressionismo e Pittura di genere

Di Annamaria Parlato, in copertina un’opera di Gaetano Capone

Il luogo, lo spazio fisico diviene il registro portante al quale si relazionano tre generazioni di artisti. E’ la spiaggia di Maiori, ove la vita della comunità registrava il tempo di una rapida trasformazione, anche urbanistica, diversamente da quanto accade in altri centri della Costa, il luogo dello sguardo pittorico”. (Massimo Bignardi – I Pittori di Maiori, 2005, Centro di Storia e Cultura Amalfitana)

Maiori centro propulsore degli interessi artistici di un gruppo di giovani pittori

Non si può parlare di una vera e propria scuola dei Costaioli. La recente critica tende a definire questo movimento di arte locale non così circoscritto ma di respiro internazionale, come “I Pittori di Maiori”. Maiori nel XIX secolo godeva di una vantaggiosa posizione geografica ed inoltre era il centro commerciale e turistico più fiorente dell’intero territorio. Qui assieme alle rocce frastagliate, soggetto caro ai Costaioli, altri spunti interessanti furono immortalati nelle loro tele: cartiere, mulini, fabbriche di pasta e il trasporto dei limoni. Primo fra tutti, Gaetano Capone, fu autore di numerosi dipinti e affreschi realizzati per la Collegiata di Santa Maria a Mare. Assieme a lui Raffaele D’Amato fu da esempio per gli artisti della seconda e terza generazione tra cui: Angelo Della Mura, Antonio Ferrigno, Luigi Paolillo, gli amalfitani Enrico Lucibello e Pietro Scoppetta, Antonio Rocco, Luca Albino, Manfredi Nicoletti, Ignazio Lucibello, Gaetano Cimini, Paolo Caruso, Ulderico Forcellini, Vittorio Acabbo. L’Ottocento fu un secolo pieno di svolte. Fu l’epoca dei primi grandi movimenti sociali, della Rivoluzione Industriale e dell’ascesa socio-politica della borghesia. Un secolo che, anche in campo artistico, vide susseguirsi scuole e stili completamente diversi. Epoca che segnò la nascita di nuove tecnologie, come la fotografia, plasmò in maniera completamente diversa l’opera d’arte. Il XIX secolo ricoprì lo scomodo ruolo di periodo di passaggio tra la storia dell’arte antica e la storia dell’arte moderna. Le regioni a Sud dell’Italia rimasero nell’ombra e furono snobbate dalla critica. Eppure, le vedute romantiche della Scuola di Posillipo, di Resina e dei Costaioli, non hanno nulla da invidiare al pre-impressionismo dei Macchiaioli fiorentini.

Un dipinto di Gaetano Capone

Gaetano Capone

Esempio per numerosi artisti che cavalcarono la scena dopo di lui, Gaetano Capone nacque nel 1845 a Maiori dove ivi morì nel 1924. Subito dopo gli studi Capone si trasferì a Roma dove fu allievo di Cesare Fracassini e con il quale collaborò agli affreschi della Basilica di San Lorenzo. I frutti di questa esperienza emersero nella realizzazione delle opere commissionate per la Collegiata di Maiori, per la Badia della SS. Trinità di Cava e per le chiese di Fisciano e Casalvelino. Dopo la morte di Fracassini nel 1868, Capone tornò a Maiori, alternando periodi trascorsi a Napoli con altri nel suo paesello natio. Felice De Filippis, nel testo introduttivo al catalogo della II Mostra Salernitana d’Arte del 1933, scrisse che “la pittura di Capone rappresenta le cose vedute con una vigile e scrupolosa fedeltà, attraverso visioni pittoriche intonate al loro sano e gustoso realismo”.

La seconda generazione con Raffaele D’Amato

L’inaugurazione della strada Amalfi-Salerno nel gennaio 1853 segnò uno spartiacque tra la generazione di Gaetano Capone e quella dei giovani artisti maioresi, nati a cavallo tra gli anni ‘50-’60 dell’Ottocento. Maiori si collocò in una posizione strategica e di primo piano nel panorama del turismo internazionale che proprio allora mosse i suoi primi passi. Ormai il rumore delle carrozze piene di turisti frettolosi, disposti a trascorre anche una sola notte in Costiera Amalfitana, sostituì quello dell’incedere lento e cadenzato tipico di una comunità che si muoveva pacatamente. Questi giovani pittori che affiancarono Capone rientrato da Roma nel 1870, si concentrarono sulla precedente lectio che poneva la figura in risalto nella sua quotidianità e su una pittura di genere, insistendo sul tema del paesaggio e della veduta. Molti incarichi arrivarono dai grandi alberghi di Amalfi come il Cappuccini, il Riviera, l’Hotel Luna e di Ravello tra cui il Caruso. Raffaele D’Amato, che fu il maggiore rappresentante di questa seconda schiera di Costaioli, compì i suoi primi studi presso lo studio di Gaetano Capone, e poi al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli dove fu allievo di Domenico Morelli. All’esordio si interessò al paesaggio di tradizione romantica e agli studi dal vero, ma si indirizzò presto a una fortunata produzione di quadri di genere. “L’orto della Badessa” o “II Chiostro” del 1888, evidenzia una forte attenzione al dato naturalistico che sembra prevalere sul tono narrativo. Tornato negli anni ’80 del XIX secolo a vivere a Maiori, l’artista seguitò a esporre a Milano, Torino, Firenze e Venezia. Morì a Maiori nel 1921.

Un’opera di Antonio Ferrigno

Gli Anni Trenta

La “Prima Mostra d’Arte fra gli Artisti del Salernitano” del 1927 a Salerno fu un trampolino di lancio per i Costaioli della terza generazione che furono Gaetano Cimini, Ignazio Lucibello, Gaetano Conforti, Paolo Caruso e Ulderico Forcellino. Il critico d’arte Francesco Cangiullo notò immediatamente la bravura di Paolo Caruso e Ignazio Lucibello, definendoli “innovatori del paesaggio della Divina Costa”. I registri cromatici erano affidati ad una sorta di alterazione immaginativa, così come la sintassi compositiva. Una solare maestosità caratterizzava il racconto della scena che puntava alla maniera di Pietro Scoppetta, Angelo Della Mura e Raffaele D’Amato. La II Mostra Salernitana d’Arte del 1933 consacrò definitivamente il gruppo dei maioresi che si distinsero anche in quell’occasione. Con la morte di Antonio Ferrigno nel 1940 si chiuse il decennio e con esso anche la vicenda dei Pittori Maioresi meritevoli di aver lasciato un’eredità importantissima per gli abitanti della Costa d’Amalfi. La tragedia della Seconda Guerra Mondiale non fermò questi artisti che sopravvissero all’impeto degli eventi, continuando a celebrare con convinta dedizione il loro paesaggio senza mai prendere atto dei cambiamenti che invece erano palesi agli occhi del mondo e dei loro contemporanei.

La Tecnica

Nei dipinti dei Costaioli emerge una pennellata ricca di colore, stesa con velocità sul supporto pittorico, conferendo alla composizione una sensazione di fluidità, di ricchezza cromatica. Riflessi e luci che penetrano nei paesaggi immensi e sconfinati, ritornano anche nelle vedute tipiche della Costiera Amalfitana. Questi pittori si fanno interpreti di un paesaggio luminoso ma molto più ampio, arioso, lontano dalla pittura di genere di cui imitano apparentemente le sembianze strutturali. La luce è fondamento di una ricerca interiore, individuata non nella riproposizione della realtà fine a se stessa ma della natura guardata come luogo dell’esistenza e di spontaneità dell’agire. Questo modo di dipingere è stato il riflesso dei ritmi dell’epoca, a volte scorrevole e a volte incisivo, lasciando trasparire il temperamento di ogni singolo artista.

Un dipinto di Pietro Scoppetta

Dove ammirare i Costaioli

La maggior parte dei dipinti dei Costaioli sono in collezioni private o palazzi gentilizi non aperti al pubblico. In Costiera Amalfitana è possibile ammirarli presso Palazzo Mezzacapo, in un percorso espositivo dedicato alla loro produzione, la Collegiata Santa Maria a Mare e alcune chiese di Maiori (Santa Maria delle Grazie, Convento di San Domenico e Santa Maria del Principio), nelle sale del Comune di Minori, Ravello e Salerno, nel Museo Civico Torre di Cetara in cui sono custodite le opere di Manfredi Nicoletti, valido interprete della pittura dei Futuristi e di Cezanne. Altri dipinti sono ubicati nella Pinacoteca Provinciale di Salerno e presso il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.

Indirizzi utili:

Maiori Cultura, www.maioricultura.it

Museo Civico Torre di Cetara, www.torredicetara.it

Collegiata Santa Maria  a Mare Maiori, www.santamariaamaremaiori.it

Pinacoteca Provinciale di Salerno, comune.salerno.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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