Sapori locali

Gin e birre made in Costa d’Amalfi

Modi alternativi di raccontare botaniche, sfusati e limoni della Costa d’Amalfi: dalla birra ai super alcolici

Di Antonella Florio

Ricerca, autenticità, amore per il territorio. Sono questi gli ingredienti immateriali utilizzati da 3 giovani imprenditori della Costiera Amalfitana nella realizzazione di gin e birre ad alta vocazione local. Ad accomunarli l’idea che la cultura e la valorizzazione del territorio passino anche attraverso il bicchiere.

Melphi’s birra: il sapore del territorio

Andrea e Tommaso de Nicola, rispettivamente 29 e 24 anni, sono due giovani fratelli amalfitani. Se dovessimo parlare della loro unicità, essa sarebbe sicuramente il sentimento di appartenenza al luogo natìo. Melphi’s è sì un progetto imprenditoriale ma è anche e soprattutto un valore aggiunto per il territorio di Amalfi. «Ho iniziato a produrre la birra in casa, per gioco, nove anni fa. Nel 2017, un mastro birraio incontrato per caso, dà a me e a mio fratello la motivazione e anche gli strumenti per iniziare una produzione massiccia. Nel giro di 15 giorni avevamo 1000 litri di birra. E nient’altro. A quel punto – continua Andrea -fondamentale è stato l’intervento di nostra madre». Mamma Enza pur non avendo fatto scuole ad hoc è appassionata di disegno in tutte le sue forme. Inizia a buttare giù qualche schizzo per il logo ed ecco che, dopo alcuni tentativi, un’arcata stilizzata del Duomo di Amalfi prende forma e il progetto imprenditoriale si avvia. A partire dallo schizzo di Enza, Andrea e Tommaso sviluppano il concept di Melphi’s: Melphi rimanda al leggendario nome di Amalfi mentre a ciascuna tipologia di birra viene associato nel labeling un dettaglio – secondario – della facciata del Duomo. In un mondo dominato dalla velocità, un’etichetta simile diventa progetto ed esige osservazione lenta. «Abbiamo capito che funzionava quando, dialogando sia con i turisti che con la gente del posto, non si parlava più solo del prodotto ma del dettaglio richiamato dalla grafica. I turisti ci ringraziavano per aver portato alla loro attenzione dei particolari della facciata del Duomo che sarebbero passati altrimenti inosservati».

Il design di Melphi’s, courtesy of Melhpi’s

Chiara, classica e rossa

Con Melphi’s il contenuto è frutto di ricerca almeno tanto quanto la forma. «La prima birra prodotta è stata una bianca realizzata con i limoni di Amalfi, coriandolo e chiodi di garofano. Si tratta di una birra fresca, da aperitivo, adatta ad accompagnare piatti a base di pesce. La seconda è una kolsch, una birra molto classica, con schiuma persistente, più strutturata. La terza è una rossa, nata nel primo lockdown. Abbiamo deciso di farla fermentare con le temperature di Amalfi tra fine febbraio e inizio marzo 2020: ha un retrogusto di caramello e caffè. È tutto un gioco di malti». Molti sono i progetti futuri dei giovani imprenditori amalfitani. «Sicuramente vorremmo approfondire le collaborazioni avviate con aziende locali. Ad oggi abbiamo già realizzato, con la Pasticceria Pansa, panettoni con i malti delle birre, cantucci integrali e biscotti sempre a base di malto – commenta Tommaso – Desideriamo lavorare con le aziende del posto perché anche questo rientra completamente nella nostra vision. Il nostro sogno, invece, sarebbe quello di diventare produttori integrali. L’idea è quella di piantare luppolo e malto a Tramonti, vicino al birrificio, così da avere una birra fatta al 100% in Costiera Amalfitana. Ci stiamo lavorando».

Il salto di Mattia Savo

Mattia Savo, 33 anni, anche lui di Amalfi, ha il suo incontro con il mondo dei cocktail ben 17 anni fa. «Mi trovavo a Londra dove frequentavo un College estivo per migliorare l’inglese. Vidi il mio primo shaker in un centro commerciale, lo comprai e fu subito amore. Dal 2004 al 2016 ho sempre lavorato in bar storici di Amalfi, come il il Gran Caffè e il Caffè Bistrot fino a quando, nel 2016, ebbi l’occasione di aprire, con mio fratello Nicola ed altri due soci, il Masaniello Art Cafè». La passione di Mattia contagia tutti. Nicola spinge per creare un luogo di ritrovo per i giovani, un salotto fuori casa che in quel momento ad Amalfi mancava. Veniva così recuperato il concept della “Grotta di Masaniello”, una discoteca attiva 30 anni prima nello stesso luogo. L’idea di art cafè, invece, era voluta da Rino Mangieri, un altro socio, il quale nello stesso locale aveva un negozio di oggetti d’arte. L’idea insomma era quella di creare una fusione tra negozio e american bar/hamburgheria. Al momento, all’interno del bar, si possono ammirare le sculture di Mao, padre di Rino e noto artista amalfitano, di Sasà Sorrentino, Lucio Liguori e Caruso.

L’eleganza del gin, courtesy of Amalfigin

Gin e il sogno del giardino botanico

Amalfigin, invece, nasce nel 2017. «In famiglia avevamo tanti giardini di sfusato di cui già mi prendevo cura. Ho voluto dare un senso diverso alle nostre piante –  racconta Mattia – Mi sono rivolto allora a una distilleria nel salernitano e, dopo vari tentativi, ho trovato la giusta formula. Gli ingredienti principali del mio gin sono il ginepro – la tipologia utilizzata è il coccolone, una variante toscana; poi ci sono le scorze di sfusato, una variante di finocchietto che cresce vicino al mare e altre botaniche mediterranee come il rosmarino. Lo servo con una zest di sfusato e una tonica leggermente floreale, tale da restituire profumi mediterranei. Per quanto il gin sia un distillato duttile, il gin tonic resta sempre per me la miscela più semplice ma anche quella più efficace». Anche il labeling e la bottiglia scelti da Mattia risultano perfettamente allineati al concept generale: la bottiglia di forma cubica, impilabile, è dotata di un’elegante etichetta che riporta uno degli scorci più belli di Amalfi. Gli archi, invece, sono archi romani che non rimandano alle arcate del Duomo di Amalfi bensì agli archi del Cimitero Monumentale, uno dei belvedere più belli della Repubblica Marinara. Il tutto veicola un forte senso di attaccamento al territorio, si presenta come un vero e proprio omaggio al Paese natale. «Abbiamo lavorato molto sul design della bottiglia. È anche un souvenir del luogo, un ricordo che il cliente può personalizzare come desidera». Mattia è un imprenditore completo, che ama seguire il business in tutte le sue fasi, dall’ideazione fino al raggiungimento dell’obiettivo finale. «La mia più grande soddisfazione? Dare forma a un’idea, trasformarla in progetto. Mi piace seguire tutto il ciclo vitale dell’azienda. Pur facendo un altro investimento, cerco sempre di curare anche il business precedente. Fare più cose insieme è possibile purché alla base ci sia la passione. Il mio sogno sarebbe quello di creare gin con altre botaniche. In fondo ogni paese della Costiera ha una botanica tipica e la valorizzazione del territorio passa anche dal beverage. Noi non siamo solo liquori tipici ma anche ricerca. Il top sarebbe avere un nostro giardino botanico dove piantare tutto quello che ci serve».

Birra Ravello: un’espressione della cultura locale

Alessio Amato, 35 anni, cresce a Ravello e ad oggi porta alto il nome della sua terra come operatore turistico in continua formazione e aggiornamento. Insieme all’intraprendenza, la forza e l’intelligenza, è forse proprio la sua insaziabile sete di conoscenza a caratterizzarne il profilo non solo personale ma anche e soprattutto imprenditoriale. Dopo una laurea e una scuola di specializzazione in Archeologia, Alessio torna in Costiera a lavorare nel turismo. Sviluppa intanto altri progetti imprenditoriali che spaziano dalle protomaioliche alle birre al limoncello. «Birra Ravello nasce circa 8 anni fa; i primi due anni, dal 2012 al 2014 sono stati di sperimentazione. Solo dopo vari tentativi con il mastro birraio siamo riusciti a trovare la formula e i tempi di fermentazione giusti per realizzare la Birra al Limoncello che avevo in mente. Si tratta di una birra dissetante, leggera, perfetta per l’estate. Oltre a questa, poi, produciamo anche una bionda classica».

L’audacia del passato, courtesy of Birra Ravello

In onore della storia

Il logo sull’etichetta della bottiglia, ha una scritta in caratteri arabi, in omaggio alle influenze arabe tipiche della Costa d’Amalfi «Il limone è un elemento di importazione islamica. In tutti i miei progetti imprenditoriali cerco sempre, in un modo o nell’altro, di comunicare quanto la Costiera Amalfitana sia stata storicamente un crocevia di culture, un angolo di mondo capace di trasformare il diverso da sè in una risorsa. Il logo nello specifico si ispira a una benedizione in lingua islamica riportata su un bacino ceramico collocato sul pulpito del XII secolo nella chiesa di San Giovanni del Toro a Ravello. Probabilmente il bacino ceramico potrebbe essere più antico. È sorprendente come una benedizione islamica possa trovarsi in una chiesa cristiana». L’imprenditoria culturale di Alessio è quindi un nobile tentativo di coniugare impresa e valorizzazione del territorio, memoria culturale e collettiva alla ricerca costante di quel senso di apertura, di esplorazione dell’altro che il giovane ravellese pone alla base della crescita di qualunque comunità. «Credo che l’imprenditoria culturale in Costiera non sia solo possibile, ma addirittura necessaria. Se riusciamo a educare l’ospite educandoci vinciamo tutti».

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