Arte e Cultura

Il fantastico mondo dei burattini

Adriano Ferraiolo, fondatore del Teatro Nazionale dei Burattini, ci racconta la vita di quei 500 personaggi della tradizione partenopea da lui reinterpretati

Di Vito Pinto, foto di Gianni Grattacaso

Apre un mondo di fantasie, di sogni perduti Adriano Ferraiolo, fondatore del Teatro Nazionale dei Burattini, ogni qualvolta tira su il sipario del suo teatrino, per dar voce ai tanti personaggi che girano sulla piccola scena, raccontando, a ricordo di Totò, bazzecole, quisquilie e pinzillacchere, anime del quotidiano palcoscenico della vita. E lo fa con gli occhi e la voce di Pulcinella, di Felice Sciosciammocca, della bella Teresina, di Papele nas’ e’ cane guappo di quartiere, di Mocarbolone, di Boroboa, del gendarme e di quei tanti personaggi che di anno in anno si sono aggiunti ad un repertorio che a dir ampio è poco.

Una narrativa continua

Storie raccolte per i vicoli di una città fantasiosa come Napoli, storie scritte, inventate, tramandate, che vengono narrate da oltre 150 anni, adattandole di volta in volta con genialità, storie che fanno ridere grandi e piccini, mettono allegria, lasciano, alla fine dello spettacolo, una leggerezza nell’animo. Storie scritte, con fine calligrafia, su quaderni a righe, gelosamente conservati in una sorta di archivio storico di famiglia insieme ad articoli di giornali, foto, attestati di partecipazioni ad eventi pubblici e privati. «Vedi questo testo – dice Adriano mostrando un quaderno a copertina nera, di quelli che una volta venivano adoperati a scuola – è una commedia di Gennaro Petito, il fratello di Antonio, il più grande e capace interprete di Pulcinella».

Segreti svelati

Si ferma un attimo quasi in meditazione davanti quel racconto pazientemente scritto a mano, con pennino intinto nel calamaio, come si usava una volta, e quasi titubante se proseguire o meno sulla strada dei “segreti svelati”. Poi dice: «Voglio farti vedere una cosa importante per me». Da un luogo riposto prende una scatola di legno alquanto massiccia e apre i due battenti: all’interno è una maschera nera, di cuoio. Quasi sussurra: «Questa è la maschera di Pulcinella che indossava Antonio Petito»; forse è quella stessa maschera che il padre Salvatore Petito aveva indossato per anni con maestria e che gli cedette nel corso di una rappresentazione teatrale al San Carlino di Napoli. Ed è emozione pura, che non si può descrivere, ma solo provare e conservare nella memoria più intima, segreta, dove sono in serbo le fantasie di bambino, i sogni di adolescenti, gli amori provati, trovati, perduti…

I 500 personaggi

Quarta generazione di una famiglia di burattinai (i suoi figli sono già pronti al subentro per una continuità d’attore), Adriano Ferraiolo trascorre le sue giornate in un piccolo, ma affollato laboratorio dove si prende cura dei suoi personaggi: sono oltre cinquecento e bisogna curarli. Adriano fa questo mestiere non solo per vivere, ma soprattutto per non morire; continua, infatti, nonostante i trequarti di secolo sin qui vissuti, a girare per le piazze d’Italia, montando e smontando la sua scatola magica, portando il sorriso, la gioia nei cuori dei bambini di oggi e di quelli di ieri, mentre sgranocchiano una irrinunciabile caramella veneziana.

L’ironia contro la prepotenza

«‘So schiattato da lo riso» scriveva Giovan Battista Basile ne “Lo Cunto de li Cunti” ed è quanto succede in ogni piazza del nostro Bel Paese quando “il buffone divino”, con compiaciuta ignoranza e sottile filosofia tutta partenopea, storpia i cognomi o, arrabbiandosi, dice “mo’ te struppeie ‘e mazzate”. Ed è subito quell’animo popolare che prende il sopravvento su i tanti “lei non sa chi sono io”, quei nobili con la puzza sotto il naso, i neo ricchi che credono di poter comprare con i loro soldi anche una personale cultura, quei prepotenti che credono di poter impunemente spadroneggiare sui deboli. Lui c’è, con il suo camicione bianco, la maschera nera, pronto a deriderti con sottile e intelligente ironia, a imbracciare il randello per “struppiarte ‘e mazzate”.

La Sirena Partenope

Il teatrino dei burattini, una cosa semplice sembra apparire alla gente, invece è certamente genuina ma altamente artistica. Basti pensare che Adriano Ferraiolo riesce a fare anche 15 voci diverse durante la rappresentazione di un classico di quest’arte: “Na’ cammera affittata ‘a tre”, un racconto di vita popolare, raccolto tra i vicoli di quella città unica al mondo che si vuole fondata sulla tomba della Sirena Partenope. Come non ricordare ciò che di Napoli scrisse il filosofo e letterato tedesco Johann Gottfried Herder: «Così cantava Partenope, che provava un dolore dolce / La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore.» Ed è subito Eduardo Scarpetta, Raffaele Viviani, Antonio e Gennaro Petito, Eduardo De Filippo (anche lui maschera di Pulcinella), autori per il teatro, per il San Carlino, autori per il teatrino dei burattini. Ricorda Adriano: «Il mio bisnonno aveva dei burattini meccanici, ma mio nonno Pasquale era attore di teatro. Un giorno la compagnia si sciolse e il nonno rimase senza lavoro. Ma da buon napoletano non si perse d’animo. Conosceva un burattinaio al quale disse che se gli avesse insegnato a manovrare i burattini, lui gli avrebbe insegnato a recitare. E fu così che il teatro di nonno Pasquale divenne il “teatrino”, perché dopo alcuni mesi i due si separarono e mio nonno cominciò a girare per i paesi d’Italia».

Di generazione in generazione

Nonno Pasquale si portava dietro il figlio che a otto anni cominciò a recitare e, per non perdere la tradizione di famiglia, Adriano seguiva il padre, così a 13 anni fece il suo primo spettacolo. «Il mio debutto avvenne nel 1957 – dice Adriano – Si lavorava in piazza e quella sera mio fratello era rauco, per cui mi chiese di sostituirlo. Avevo paura perché non avevo mai fatto uno spettacolo intero, ma Papà mi disse che rifiutando io non aiutavo la famiglia. Così mi feci animo e coraggio e iniziai. Le prime battute furono solo papere, poi cominciai a diversificare le voci e sentii che la gente rideva. Alla fine fu un successo, perché il pubblico si era divertito».

Un’arte difficile

Nel suo “magazzino” Adriano oggi ha allineati circa 500 personaggi, che albergano nel suo animo, dove sono raccolti 150 anni di storia di questa famiglia. Assistendo ad uno spettacolo, il grande Alighiero Noschese, che di voci e personaggi se ne intendeva, alla fine disse: “Questa è arte ed un’arte difficile”.

Il teatro della gente

Una gestualità tutta meridionale accompagna la conversazione di Adriano: è la Napoli dei Quartieri del nonno, la Salerno delle “putielle” del padre e sua, è il teatro della gente, della quotidianità dei meridionali. Dice: «Quando entro nel laboratorio e vedo il teatrino, muto ma pronto ad animarsi, comincio la giornata con un sorriso. Nel teatrino riesco a rivivere me stesso, riesco a far vivere i burattini, a dare l’interpretazione giusta di un momento della vita. A me capita spesso di trovare persone che mi raccontano delle cose, in quel momento penso a come farle vivere sul palcoscenico. Ecco, per me il teatrino è tutto. E’ la realtà che diventa irrealtà».

La grammatica della fantasia

Gli occhi gli si illuminano poi: «Ogni commedia finisce bene, deve finire bene, perché è bello vedere la gente andar via allegra e non angustiata. Persino in “Pulcinella condannato a morte alla ghigliottina”, preso da “Il fornaretto di Venezia” finisce bene per Pulcinella e con la punizione del cattivo. E quando il giudice gli chiede se è contento, Pulcinella risponde “Si, ma lo sarei di più se avessi il perdono e il compatimento da questo folto pubblico”». Tutto a memoria, tutto a braccio, niente canovacci da leggere durante le rappresentazioni, che a volte si concedono anche simpatiche digressioni con il pubblico. Ma questo fa parte dello spettacolo, di quel modo di recitare che ha origini antiche, greche come la stirpe della gente di questa parte meridionale dell’Italia che fu la Magna Grecia. Ed è la “Grammatica della Fantasia” l’arte di inventare storie, cara a Gianni Rodari.

Le mille voci

Ricordare i premi che Andriano Ferraiolo ha ricevuto in giro per il mondo o quelli dei suoi predecessori, gelosamente conservati nell’archivio della famiglia, sarebbe una sterile elencazione, ma essi rappresentano la testimonianza di un rispetto che si ha per quest’arte vera e ardita.  In un tempo dove la tecnologia è divenuta parte integrante della vita di ciascuno di noi, che quasi ci costringe a restare in casa piuttosto che uscire per la città in cerca di avventura, sorge una domanda: il teatro dei burattini ha ancora una sua validità di divertimento? La risposta è in quegli assembramenti di piazza che si notano intorno ad un teatrino dove intere famiglie restano affascinati, oggi come allora e sempre, dalla intramontabile e indimenticata voce di Pulcinella. Ed è la voce di Filippo, che iniziò con i suoi fantocci meccanici intorno al 1860 al Luna Park, è la voce Pasquale Ferraiolo, dei figli Francesco e Salvatore, di Pasquale junior, Vittorio ed Adriano, quest’ultimo erede di una lunghissima tradizione familiare che ha visto i suoi antenati impegnati nei Convitti Regi, nei teatri, nei ritrovi sportivi, tra i militari, nei seminari, nelle più rinomate località balneari e, ultimo, in spettacoli televisivi.

 La scatola magica

La storia continua e ritorna alla mente quanto diceva Gianni Rodari nella sua già citata “Grammatica della fantasia”: «Quello che io sto facendo è di ricercare le “costanti” dei meccanismi fantastici, le leggi non ancora approfondite dell’invenzione, per renderne l’uso accessibile a tutti. Insisto nel dire che, sebbene il Romanticismo l’abbia circondato di mistero e gli abbia creato attorno una specie di culto, il processo creativo è insito nella natura umana ed è quindi, con tutto quel che ne consegue di felicità di esprimersi e di giocare con la fantasia, alla portata di tutti». Genialità dell’arte e arte della genialità. Ed è quello che fa Adriano Ferraiolo ogni qualvolta si chiude dentro quella scatola magica che tutti chiamiamo “il teatrino dei burattini”.

Vuoi rimanere aggiornato
sulle novità, su viaggi, storie, itinerari, esplorare l’arte, l’innovazione green e la cultura enogastronomica della Costa D’Amalfi?

*campo obbligatorio

Preso atto del mio diritto di revocare il consenso in qualsiasi momento, consento al trattamento dei miei dati personali da parte del Titolare, per la finalità sotto riportata (art. 7 Regolamento 2016/679)

Sono a conoscenza del fatto che in assenza del consenso le conseguenze sono le seguenti:
Non verrà inviata alcuna comunicazione promozionale e/o pubblicitaria da parte di authenticamalficoast.it all’interessato, il quale, riceverà esclusivamente notizie e/o comunicazioni in merito al servizio ricevuto/prenotato.

We use Mailchimp as our marketing platform. By clicking below to subscribe, you acknowledge that your information will be transferred to Mailchimp for processing. Learn more about Mailchimp’s privacy practices here.


Menu