Arte e Cultura

Il nuovo rinascimento di Villa Marittima Romana di Minori

Il Ministero dei Beni Culturali ha stanziato ben 5 milioni di euro per avviare un progetto di restauro di questa dimora storica che darà al complesso monumentale una nuova vita

Di Vito Pinto

Quella graziosa cala a piccoli balzi incastonata nel verde dei monti costieri, ricchi di selvaggina, attraversata da un gioioso rio, certamente attirò l’attenzione del patrizio romano. Forse un senatore o un console, che navigava sul mare già attraversato da Odisseo ed Enea ed abitato dalle maliose sirene. Forse era diretto da amici nella non lontana villa di Positano o in quella de Li Galli. Forse qualcuno a Roma gli aveva detto di visitare quella costa che dalla etrusca Marcina giungeva sino alla Punta Campanella, essendo un sito ameno e tranquillo ove poter vivere in pienezza il proprio otium lontano dagli affanni della Roma imperiale: un luogo dove alto era il silenzio e la natura parlava il linguaggio del mistero di una terra mater definita felix.

La raffinatezza di una residenza

Quella piccola cala era in luogo dove ora sorge Minori, graziosa cittadina costiera che sa farsi spazio turistico tra i grandi attrattori di Ravello, Amalfi e Positano con una propria, autentica e originale offerta culturale e promozionale, grazie anche ai reperti di quella che fu la Villa marittima del patrizio romano. Di lui non si sa il nome, ma a guardare cosa resta della sua dimora “vacanziera” (diremmo oggi) certamente era persona facoltosa, colta e raffinata. Le testimonianze sopravvissute all’usura del tempo testimoniano una particolare eleganza di questa residenza che il proprietario aveva costruito per il suo otium, da abitare quando aveva bisogno di un rifugio lontano dalle ambasce di Roma.

Il buen retiro

Nei secoli a seguire, specie nel periodo tra le due grandi guerre del secolo scorso, la Costiera fu, per molti, rifugio dalla storia, dai grandi totalitarismi del Novecento, mentre per altri, anche in anni più recenti, è stata considerata il Buen retiro dove rinfrancare il corpo e lo spirito. La datazione della sua costruzione è stata fissata al primo secolo dopo Cristo, in quegli anni che vanno dal 30 al 40, quando alla periferia meridionale dell’Impero, nella inquieta Palestina, si stava vivendo una incruenta rivoluzione morale e sociale che ha proiettato i suoi riverberi sino ai giorni nostri e per tutto l’orbe che a mano a mano veniva “scoperto”.

Immersa nel silenzio

L’ingresso della villa era direttamente sul mare e godeva della necessaria “solitudine” perché il riposo del signore fosse veramente tale. Tra l’altro la prosperosa Marcina, ricca di commerci, era a poche miglia, così come lo era Positano, dove era già una villa patrizia e dove il liberto Arienzo costruirà un mulino per macinar grano da inviare all’Imperatore Tiberio di stanza nella sua villa-palazziata di Capri. Accanto alla costruzione, tra l’altro, scorreva il fiumicello (Reghinna Minor) che fu opportunamente sfruttato nella progettazione della villa, per la fornitura di acqua corrente sia per le scenografiche fontane che per l’utilizzo e per le terme che il patrizio pensò bene di farsi costruire.

Immaginando un glorioso passato

Una probabile ricostruzione di come fosse questa dimora, fatta in base agli elementi esistenti, mostra giardini al chiuso con acque correnti e giochi di fontane, una notevole varietà di vegetazione, statue di dei ed eroi, una sala per la musica, un’altra per il teatro e sale di rappresentanza. Le 111 decorazioni ancora esistenti rimandano al rosso romano (o se vogliamo pompeiano) delle semicolonne, al giallo e all’azzurro dei fondali parietali, al nero delle zoccolature. E poi gli stucchi e i mosaici, con pregiate scene di caccia e di mare. Il viridarium racchiuso in un triportico ad archi, con importanti segni cromatici, per le fresche passeggiate estive, aveva al centro una natatio, una piscina, dove sversava l’acqua dello scenografico ninfeo posto in fondo al triclinium, ambiente centrale della villa che slargava sull’apertura verso il mare, dove il gioco delle acque si faceva dolce melodia di cascatelle ed elemento fasciante dei convitati. Un insieme che fa pensare ovviamente non solo ad una persona di notevoli possibilità economiche, ma anche di alto livello culturale e di gusto raffinato.

Un crollo che ha condotto alla riscoperta

Abitata per circa sei secoli, eventi climatici e ambientali ne consigliarono quindi l’abbandono. Dimenticata per molto tempo nel 1932 si scoprì la sua esistenza in seguito ad un crollo dovuto a lavori di ristrutturazione di un edificio soprastante, uno di quei tanti condomini costruiti nei secoli e che ora costituiscono l’abitato di Minori. Il crollo aprì lo sguardo su una camera sotterranea di epoca romana: i lavori veri per riportare il complesso alla luce e alla fruizione dei cittadini cominciarono solo nel 1934; altri scavi avvennero poi nel 1950 e ancora dopo la tragica alluvione del 1954 che colpì il salernitano e in specie i comuni costieri amalfitani.

Nell’Antiquarium i reperti della Villa

Il complesso si sviluppava su una superficie di 2500 mq e si elevava su due piani: quello superiore, oggi completamente scomparso. Solo una piccola parte recuperata costituisce l’Antiquarium dove sono esposti i reperti della Villa e di altri ritrovamenti costieri e marini. Sono, questi, oggetti prevalentemente appartenenti alla quotidianità e alla navigazione dei romani. Notevole importanza assumono alcune lucerne dove è riportato il simbolo di Costantino Imperatore, segno che qui vi era giunto il Cristianesimo.

Viridarium con piscina, Villa Marittima Romana di Minori

Un centro culturale

Per mancanza di fondi, negli ultimi decenni la Villa è stata in una forzata sofferenza conservativa, anche se continuava una sorta di esistenza e vitalità grazie all’intraprendenza e, a volte, la sana invenzione turistica del sindaco Andrea Reale, che riusciva ad animare, nelle sere d’estate, questo luogo così ricco di storia, ma anche così suggestivo di impalpabili presenze. Non va dimenticato, in un’ottica turistica e quindi economica, che la Villa in questi ultimi anni è stata utilizzata per spettacoli di alto profilo culturale, come quello multimediale del settembre 2020 “Drama de Antiquis 5.0”, ideato da Gerardo Buonocore per la regia di Lucia Amato, nel quale con musiche e canti inediti e immagini in 3D veniva ricostruita la vita così come si svolgeva nella Villa Marittima Romana di Minori esattamente 2000 anni fa.

Una novità importante, storica

Oggi siamo di fronte a quello che il Sindaco Andrea Reale ha definito «una novità importante, storica». Il Ministero dei Beni Culturali ha stanziato ben 5 milioni di euro che permetteranno un lavoro di indagini e di restauro di questa Villa splendida, sita in quest’ansa di costa salernitana che l’Unesco ha inserito nell’elenco del patrimonio mondiale dell’umanità. «Esprimo grande soddisfazione e grande speranza – ha sottolineato il sindaco Reale – per questo progetto di restauro, frutto di tanti anni di lavoro e di sollecitazioni. Va, infatti, considerato il rilievo che la Villa riveste per il rilancio produttivo di Minori e dell’intera Costa D’Amalfi in termini economici e culturali. Si ricorda che nel 2019 il complesso archeologico ha fatto registrare ben oltre 27 mila visitatori. Continueremo ad offrire la nostra collaborazione senza risparmio per l’avvio del progetto di restauro».

La ripartenza comincia dalla valorizzazione del territorio

Anche il Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia, Rosario Santanastaso, con grande sensibilità, ha sottolineato che «l’Italia deve ripartire dalla valorizzazione proprio dei beni culturali.  Siamo dinanzi ad una notizia che non ha precedenti per la Costiera e dunque arriva la grande, attesa svolta». Dal canto suo la Soprintendenza ai Beni Culturali di Salerno e Avellino, guidata dalla Soprintendente Francesca Casule di concerto con la responsabile del settore, Silvia Pacifico, ha già iniziato la progettazione per il restauro procedendo innanzitutto ad una indagine approfondita mirata a risolvere le maggiori criticità della struttura archeologica e quindi procedere al primo stralcio di restauro estensivo che darà al complesso monumentale una nuova vita, partendo dal recupero degli stucchi, dei mosaici e degli intonaci dipinti. Un progetto che sarà realizzato insieme ad Università e Centri di ricerca, primo fra tutti l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro del Ministero per i Beni Culturali.

Un’ospitalità pulita e di qualità

Il clima che si respira intorno a questa progettazione è quello del grande evento, capace di far rinascere un territorio che, in sostanza, vive prevalentemente di turismo. Si ricorderà che in nome di una ospitalità pulita e di qualità i Comuni e la Comunità Montana della Costiera Amalfitana alla fine del secolo scorso fecero duro fronte comune contro i tentativi di trivellazione petrolifere del fondo marino nel golfo di Salerno vincendo la partita. Oggi, con gli interventi dei fondi ministeriali per Minori e con la presenza visitabile della interessante Villa di Positano, la Costiera Amalfitana aggiunge alla sua offerta turistica un tassello in più, quello di un parco archeologico di non poca importanza storica e culturale. Non resta che attendere la riconsegna alla fruizione di un vasto pubblico, per la gioia dei cittadini di Minori e di quell’ignoto proprietario, patrizio romano, che si rifugiò su quest’ansa del golfo di Salerno per godere del suo meritato e presumibile otium marino.

 

 

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