I saggi

La Costa d’Amalfi e la sua storia

Marcina: Fratte di Salerno o Vietri sul Mare?

La Costa d’Amalfi in età preromana apparteneva alla giurisdizione etrusca: la zona collinare dipendeva dalla città di Nuceria Alfaterna (Nocera Superiore), l’area marittima dalla città di Marcìna. Sull’ubicazione di Marcìna si è molto discusso e tuttora la questione è aperta. La scoperta di una necropoli etrusca a Fratte di Salerno lasciò credere a numerosi studiosi, tra cui gli illustri Mario Napoli e Amedeo Maiuri, che lì fosse stata ubicata Marcìna; della stessa opinione sono oggi Fierro, Natella, Romito, Sorrentino.

Le scoperte archeologiche

Il rinvenimento in quell’area di qualche moneta recante l’iscrizione IRNTHI fece avanzare l’ipotesi che l’insediamento etrusco di Fratte avesse questo nome, forse derivato dall’idronimo latinizzato Lirinus (Irno).  Un’altra scoperta archeologica effettuata a Pontecagnano evidenziò l’esistenza di una città etrusca in quel luogo. Anche in questa circostanza una moneta con la scritta AMINA lasciò spazio per la possibile attribuzione di tale nome all’insediamento classico preromano ivi individuato. Nuceria Alfaterna, Marcìna, Irnthi, Amina avrebbero potuto costituire una confederazione urbana etrusca derivata dall’inserimento nell’ampia area tra Sorrento e Poseidonia (la romana Paestum) per impedirne la completa grecizzazione.

La città di Picentia

Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, III, 70) riporta che tra Sorrento e il Sele si estendeva per 30000 passi l’Ager Picentinus, che era appartenuto agli Etruschi. Tale denominazione derivava dal popolo dei Picentini, che erano stati spinti dai Romani dall’Adriatico nei pressi di Paestum, al fine di ricolonizzare una città etrusca, alla quale i nuovi abitanti avrebbero dato il nome di Picentia. Il geografo greco Strabone del I secolo a.C. ci informa che i Picentini, essendosi schierati con Annibale durante la II Guerra Punica, furono costretti ad abbandonare la città di Picentiae a vivere sparsi in villaggi sui monti retrostanti, poi detti Monti Picentini, con la mansione di corrieri epistolari.

L’origine di Scala

I Romani fortificarono, quindi, il nuovo insediamento di Salernum. Alcuni eruditi amalfitani del XVI secolo ritenevano che i Picentini si sarebbero spinti fin sui monti di Scala, dove avrebbero fondato l’insediamento di Cama, che avrebbe avuto il significato di “cinta tra i monti”. La loro tesi, per la verità alquanto fantasiosa, dovette trarre spunto dall’affermazione ubi nunc Scala dicitur (dove ora si dice Scala) presente nel Chronicon Amalfitanum, la cronaca medievale che riporta la saga d’origine degli Amalfitani; per cui credettero che nell’antichità Scala avesse avuto un differente toponimo. Ma torniamo all’ubicazione di Marcìna.  “Fra le Sirenuse e Posidonia vi è Marcìna fondata dai Tirreni e abitata dai Sanniti. L’istmo che di qui conduce a Pompei e a Nocera è di non più di 120 stadi “, (Strabone, Geografia, V, 4, 13).

Il collegamento con Vietri sul Mare

Il sacerdote-archeologo Matteo Fresa, insieme a suo fratello l’astronomo Alfonso, sulla scorta della descrizione di Strabone, misurarono da Pompei e da Nocera la distanza di 120 stadi verso il mare: le linee da loro tracciate convergevano su Vietri sul Mare. In quella zona, però, non è mai venuta alla luce alcuna traccia di presenza etrusca; a Marina fonti altomedievali indicano resti di terme romane, di cui sono state trovate prove archeologiche. Alcuni documenti dell’ultimo quarto del X secolo riportano il toponimo civitas Veteri in riferimento all’insediamento di Vietri, che era allora raggiungibile dalla spiaggia di Marina mediante una lunga scalinata. Ormai più che civitas il sito in questione era soltanto un locus gestito dagli Atranesi di Salerno. Sappiamo che i Romani chiamavano l’antica città etrusca Marcìna Veteris, cioè “la vecchia Marcìna”.

La scomparsa delle tracce

Con la fine dell’Età Classica il nome Marcìna dovette scomparire per far posto all’aggettivo sostantivato Veteri, da cui Vietri. Lo stesso fenomeno avvenne nel XIII secolo per Reginna Maior (Maiori) e Reginna Minor (Minori). A breve distanza, nel mare antistante la punta di Fonti, tra Vietri e Cetara, nei primi anni ’70 del secolo scorso furono individuate le vestigia di un attracco romano, attrezzato anche per attività di pesca. Il vicino insediamento di Cetara traeva il suo nome dal romano cetaria, termine riferito a uno stabilimento dove si lavorava e si conservava il pesce, attività per secoli perseguita dai Cetaresi. L’etrusca e poi sannita e quindi romana Marcìna scompariva dalla storia a seguito del tremendo saccheggio dei Vandali di Genserico del 455.    

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