Arte e Cultura

La favola di Isca – La leggenda del drago e del pescatore- è un inno alla bellezza dei cambiamenti

Un viaggio nel fragile equilibrio della Costiera Amalfitana attraverso lo sguardo curioso di un bambino

Di Annamaria Parlato

L’artista, secondo il filosofo Friedrich Wilhelm Nietzsche, è un satiro che danza sulle note dell’ebbrezza e l’arte non deriva affatto dalla rassegnazione. Anzi risulta essere il mezzo per superare tutto ciò che intende deprimere l’uomo ed è da considerarsi più importante della verità. Il filo conduttore dell’esperienza letteraria di Marco Castellano è stata proprio l’arte in tutte le sue forme.

L’autore

«Tempo fa costruivo per non mostrare. Oggi cammino a piedi nudi sulla mia strada», ha affermato Marco. Classe 1979, ha studiato arti grafiche all’Istituto d’Arte di Sorrento e si è laureato a Napoli in Conservazione e Tutela dei Beni Culturali e Archeologici nel 2004. La sua passione per la cultura lo ha portato a Roma dove ha lavorato per note gallerie d’arte e collaborato per diversi anni con Costantino D’Orazio nell’allestimento e nell’organizzazione di mostre ed eventi di arte contemporanea ed in particolar modo con artisti del movimento sorto in Italia nella seconda metà degli anni ‘60: l’Arte Povera. Nel 2010 è approdato a Bologna dove, oltre a occuparsi di turismo, ha curato le scenografie di diverse rappresentazioni teatrali e dal 2018 ha iniziato la collaborazione con la Bottega Ceramica Gatti di Faenza. Negli ultimi anni si è appassionato alla scrittura. Nella fiaba Isca – La leggenda del drago e del pescatore (Capire Edizioni 2020), le sue passioni artistiche e letterarie si sono fuse per la prima volta. Il progetto ha preso vita ed è scaturito dalla lettura di un vecchio articolo risalente al giugno del 1982, pubblicato sul Corriere della Magna Grecia, in cui si descrisse la scoperta archeologica rinvenuta casualmente in grotta carsica nella parte settentrionale del paesino, ad opera di un giovane passante. I reperti ritrovati erano frammenti ceramici contenenti un manoscritto ed un piccolo manufatto metallico a forma di conchiglia di datazione incerta e difficoltosa. Subito dopo il rinvenimento non ci fu modo da parte degli archeologi di indagare sulla provenienza e sull’identità degli oggetti alquanto misteriosi, poiché furono trafugati.

Illustrazione dell’autore

My name is Isca

«Il primo passo non ti porta dove vuoi, ti toglie da dove sei», con questa citazione dello scrittore  Alejandro Jodorowsky, ha inizio la storia di Isca. Nel Villaggio Senza Nome, scavato nella roccia e aggrappato ai Monti Lattari come una conchiglia gigante al suo scoglio, Isca, giovane pescatore animato da grandi ideali, un ragazzino sveglio, vuole riportare pace e serenità tra gli abitanti del paesello, costantemente minacciati dalla pericolosa presenza di un drago raccapricciante. Cresciuto orfano di entrambi i genitori ma assieme al nonno, il giovane Isca inizia a intuire che nel mondo c’è vita dappertutto tant’è che le magiche creature del luogo lo aiuteranno nel suo valoroso intento: sconfiggere il mostro. Dopo aver scoperto uno strano oggetto, inizieranno le sue avventure all’interno del piccolo paese marinaro. Insieme all’idriade Pelagia, al Satiro, alla Sibilla e al nonno, dalla pelle più scura della sua, Isca ricompone, scoperta dopo scoperta, la storia della sua vita, capisce che la chiave per calmare la furia del drago è in se stesso e infatti decide di andare incontro al proprio destino senza paura. A volte però il drago non è soltanto fuori, è anche dentro gli abitanti del villaggio, è tutto ciò che di incontrollato spaventa.«Durante la stesura mi sono accorto che avevo nella memoria tutto quanto, come se fossi stato io stesso il mio piccolo borgo: bastava che chiudessi gli occhi – ci dice l’autore – Crescere in un piccolo paese vuol dire non sentirsi mai soli, percepisci che in tutto quello che ti circonda, nelle persone, nei fiori, nelle montagne, c’è qualcosa di tuo, che anche quando vai via per percorrere altre strade, resta lì ad aspettarti».

Un nuovo itinerario

Nella favola il mito e la magia tracciano nuove coordinate all’interno di quel territorio incantato che da sempre è il litorale tirrenico. All’alba dei tempi, la natura della Divina sembrava essere impenetrabile e selvaggia. In quel tempo, gli uomini e gli animali erano uniti da identiche necessità legate alla sopravvivenza. Gli abitanti di questi luoghi, da nomadi divennero stazionari, preferendo una vita di tipo agreste a quella pastorale. Iniziarono a concentrarsi lungo la scogliera fino a creare piccoli gruppi di case, molto semplici e conformate al terreno. Fu così che, l’uomo iniziò a modellare il paesaggio grazie alla faticosa tecnica dei terrazzamenti, ricavati con le pietre “a secco”. Isca è un viaggio nel fragile equilibrio della Costiera Amalfitana attraverso lo sguardo curioso di un bambino. Un’appassionante esplorazione che si inerpica dalla riva del mare alle alte cime di un mondo verticale, tra bizzarri animali, piante dalle capacità misteriose, grotte, approdi, enigmi e bellezze naturali che ancora oggi attraggono e ispirano persone provenienti da tutto il mondo. «Era come camminare bendato lungo i vicoli circondati dai muri di sassi, bastava che mi lasciassi andare per sentire che i miei respiri, il mio sangue, tutto era fatto di quella sostanza». Cosa possono insegnare organismi apparentemente tanto diversi dagli umani con il loro silenzio, come un albero, un insetto o un pesce? Quali dei loro segreti potrebbero aiutare gli uomini a creare un futuro migliore? La fiaba vuole essere un invito, per grandi e piccini, a non sottovalutare la magnificenza del creato, della verità, dei cambiamenti e la forza dei legami e dell’amore contro la battuta inarrestabile del tempo.

Uno dei disegni presti nel libro realizzato da Marco Castellano

L’ispirazione

Il Mare Mediterraneo rappresenta da sempre il crocevia principale degli scambi tra i popoli che lo hanno abitato e lo vivono ancora. Idee, invenzioni, pensieri e religioni hanno viaggiato con gli uomini da Nord a Sud, da Oriente ad Occidente e viceversa. Da questa contaminazione nasce l’ispirazione della fiaba: fra la sacralità con i suoi misteri, simboli e venerazioni e il “magico” regno delle credenze popolari. L’iconografia degli acquerelli realizzati dallo stesso autore prende spunto dall’arte del passato. Dalla raffigurazione della lastra di copertura della Tomba del tuffatore di Paestum, alla rappresentazione di Ulisse e le Sirene dello Stamnos attico proveniente da Vulci (conservato presso il British Museum); dagli affreschi delle necropoli etrusche alle sculture romane ritrovate a Pompei fino ad arrivare alla Zattera della Medusa di Théodore Géricault. L’immagine di uno dei protagonisti femminili è ispirata alla scultura lignea della Divina Pastora del XVIII secolo, custodita presso la Chiesa di San Luca evangelista. Questo raro tipo di rappresentazione della Vergine è un altro esempio di “contaminazione”, infatti storicamente questa devozione proviene da Siviglia e dovette arrivare, probabilmente, durante il Viceregno spagnolo (1500-1713) periodo nel quale una grande moltitudine di viceré diretti da Madrid si susseguì al governo di una vasta area dell’Italia Meridionale.

Il documentario

Lo scorso 17 settembre 2020 il libro è stato presentato in Piazza San Gennaro a Praiano, il borgo marinaro in cui ha vissuto Marco Castellano da bambino e adolescente, riscuotendo un enorme successo di pubblico e critica. Marco assieme al libro ha voluto dar vita anche ad un cortometraggio, partendo dall’introduzione, in cui gli attori coinvolti sono stati gli stessi praianesi.  Questo documentario poi è stato pubblicato sul canale Youtube della casa editrice. «Da quando ho cominciato a scrivere e disegnare questa fiaba, ho cercato le varie immagini che potessero ritrarre, almeno per me, un’idea vera di libertà. Cercando di annotare le sue impressioni post-evento – dice emozionato – Così da lontano mi è tornata alla memoria una nostalgica sensazione, ancora incisa nei ricordi: quella che da bambino accompagnava i miei passi sui ciottoli della spiaggia diretti verso il blu di un orizzonte che sembrava appartenermi, quei passi felici vissuti nelle calde estati trascorse a Praiano, il mio paese natio».

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