Arte e Cultura

L’Arsenale di Amalfi riapre con la danza universale di William Kentridge

Sweetly Play the Dance, l’acclamata video installazione dell’artista sudafricano, inaugura un anno ricco di appuntamenti

Di Imma Tralli

Ombre scure volteggiano luminose sull’armonia dissonante della morte. Una processione di santi, sfollati, manifestanti politici, sacerdoti, scheletri danzanti scandisce il tragico ritmo della scena, mentre una banda di ottoni apre il corteo funebre pronto per la festa. Sono alcune immagini di More Sweetly Play the Dance, la monumentale video installazione dell’artista sudafricano William Kentridge (Johannesburg, 1955) che fino al 2 dicembre celebrerà la riapertura ed il restauro degli storici spazi dell’Arsenale della antica Repubblica Marinara di Amalfi. L’Arsenale, che oggi è il museo della città e rappresenta l’unico esempio risalente all’anno 1000 ancora esistente in Occidente, era utilizzato nel Medioevo per costruire le navi commerciali della repubblica amalfitana. Dopo un restauro di rifunzionalizzazione, torna a rappresentare nella sua nuova veste la chiave di volta della storia dell’arte italiana ed internazionale.

Dalla morte alla vita

Appena varcata la soglia, quaranta metri di proiezioni video su 8 schermi illustrano un corteo di diseredati che incede da destra verso sinistra in un paesaggio disegnato a carboncino dall’artista. Vittime di Ebola zoppicanti con le flebo, prigionieri in gabbie o scrivanie, tutto scompare facendo presagire il grottesco trionfo della morte e la celebrazione della vita nel crepuscolo apocalittico del paesaggio sullo sfondo. Tra i fiori funebri e la libera furia delle forme, una ballerina con un fucile piroetta leggera sulle punte, chiudendo così la parata. Ci si unisce alla sua macabra danza e nell’attimo dell’ultima giravolta ci si ritrova fuori dallo schermo. William Kentridge, artista tra i più noti del contemporaneo, è l’autore del celebre murale, Triumphs and laments, dipinto sul lungotevere di Roma.  Il tratto stilistico dell’artista consiste nel coniugare differenti tecniche, dal disegno all’incisione, dal teatro delle ombre all’animazione, dalle sculture agli arazzi, fino alle grandi installazioni monumentali.

Una immagine dell’installazione More Sweetly Play the Dance, courtesy of Scabec

Il divario delle ingiustizie sociali

Nel rituale tragicomico di More Sweetly Play the Dance l’artista sudafricano intende far riflettere sulle ingiustizie sociali del colonialismo, dell’apartheid, delle migrazioni, delle lotte civili contemporanee, del capitalismo “scuotendo e riportando alla nostra attenzione istanze non locali ma universali” ci dice la gallerista e curatrice della mostra Lia Rumma. L’irrimediabile tensione dell’infausto destino umano è immerso nelle tenebre in una costante tensione verso la luce, in un equilibrio eccezionale tra il dramma ed il burlesco. More Sweetly Play the Dance ad Amalfi si ricongiunge concettualmente alle tre rassegne che Marcello Rumma, mecenate, editore e collezionista illuminato, insieme alla moglie Lia, ha ideato ed organizzato proprio agli Arsenali fra il 1966 ed il 1968. Emblematica la mostra-evento curata da Germano Celant Arte Povera più Azioni Povere dell’ottobre 1968 che coinvolse alcuni tra i più audaci artisti ed intellettuali del tempo, proiettando le sperimentazioni avanguardistiche dell’arte italiana nel contesto internazionale.

La mostra all’interno dell’Arsenale della Repubblica di Amalfi, courtesy of Scabec

Un anno di celebrazioni

La mostra di Kentridge si colloca nel progetto Amalfi Oltre che “intende continuare quella politica culturale che dopo la rivoluzione di Amalfi ‘68 si era interrotta” racconta la gallerista. Voluto dalla Regione Campania e promosso da Scabec nell’ambito del progetto di digitalizzazione della cultura della Campania per gli Archivi del Contemporaneo, è volto a riecheggiare e far rivivere il fermento artistico e culturale di una stagione epica per la storia dell’arte contemporanea, celebrando al contempo la straordinaria visione del collezionista. “More Sweetly Play the Dance si integra perfettamente in uno scenario come quello degli Arsenali. La danza inscenata è una danza medievale ed è perfetta in questa cattedrale gotica rappresentata dagli Arsenali ritornati alla loro storica magnificenza. Sembrano nati l’uno per l’altro” continua Lia Rumma. In quanto testimone ed erede del periodo di Amalfi ‘68, “ho pensato ad un artista come Kentridge per gli Arsenali proprio perché parlasse al mondo. Gli Arsenali ritrovano così il valore della cultura e dell’arte come in occasione della mostra del 1968, considerata una delle 100 esposizioni più importanti di sempre” dichiara Lia Rumma. Anche per William Kentridge «gli Arsenali rappresentano un luogo straordinario per celebrare la rivoluzione di quella stagione epica per l’arte e la memoria di Marcello Rumma.  L’energia della creazione si è trasmessa dal mio studio ad Amalfi”. Con la mostra di William Kentridge Amalfi torna a vivere un momento di straordinaria vivacità “un momento glorioso, come era stata gloriosa l’Antica Repubblica di Amalfi” conclude Lia Rumma. L’invito è a guardare oltre, oltre la casualità della vita, della sua irriverenza tragicomica per esser pronti ad evolvere attraverso i valori dell’arte e della cultura al di là del limite, oltre tutti i confini.

Info: William Kentridge, More Sweetly Play the Dance, Antico Arsenale della Repubblica di Amalfi , fino al 2 Dicembre, 2020, https://www.scabec.it/progetti/williamkentridge/

 

 

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