Arte e Cultura

L’arte del presepe fra tradizione e folclore

L’Associazione Presepiale di Maiori e il patrimonio artigianale e storico del Natale in Costa D’Amalfi.

Di Anna Volpicelli, foto di Salvatore Guadagno

E’ uno degli eventi più attesi del Natale. La mostra dei mastri presepiai dell’Associazione Presepiale di Maiori che quest’anno è ospitata fino al 6 gennaio 2021 all’interno della Chiesa Convento San Francesco di Maiori. Circa quindici vetrine sfilano una dietro l’altra lungo la navata sinistra della chiese esibendo opere di artisti locali. «Negli anni passati – racconta Salvatore Anastasio, artista e presidente dell’Associazione – accoglievamo anche artisti napoletani che esponevano le loro opere. Quest’anno, anche a causa dell’emergenza sanitaria in corso, ci sono solo maestri maioresi, e il professor Giacomo Palladino, di Minori». Nata ufficialmente nel 2013 l’Associazione è composta da circa venti soci di età compresa prevalentemente fra i 30 e i 40 anni. «Il nostro obiettivo – spiega Anastasio – è quello di promuovere la diffusione e la storia dell’arte Presepiale in Costa D’Amalfi e di valorizzare quest’arte fra le comunità». 

La tradizione del sentimento

Tema di questa IX edizione è il Mistero che ogni artista ha interpretato ispirandosi sia alla tradizione propria di questa arte, sia lasciandosi guidare dalla memoria della propria infanzia. «Quando lavoriamo – dice il professor Palladino – non sappiamo se ciò che creiamo è stimolato da qualcosa di conscio o inconscio. Il presepe è l’opera osmotica per eccellenza poiché in esso coesistono cultura, tradizione e folclore allo stesso tempo. Molto di quello che noi abbiamo percepito e vissuto da bambini, che con il tempo si è sedimentato dentro di noi, viene espresso in questa arte, che abbiamo appreso anche dai racconti dei nostri nonni, genitori e vicini di casa. Una tradizione si vivifica nel sentimento». Per la mostra il professor Palladino ha realizzato un presepe dipinto, un’opera bidimensionale che è stata costruita seguendo i passi del vangelo. «Quet’opera è nata circa 40 anni fa quando insegnavo storia dell’arte in una scuola a Sondrio – spiega il professore – poi con il tempo si è trasformata. Oggi è pensata come un vangelo che raccoglie persone reali, personaggi ispirati alla tradizione del presepe napoletano del ‘700 e alla storia dell’arte». Viene raffigurata l’Annunciazione, la visitazione, il censimento, la nascita, la strage degli innocenti, il corteo dei Magi e cosi via. «Alcune figure rappresentano donne che ho incontrato a  Minori, come per esempio due ragazze che lavorano alla Proloco, la Madonna è attinta da un’opera di Muriglio, alcuni personaggi alle figure rappresentate da Vasari, Tintoretto. Epoche diverse che coesistono».

La rappresentazione pagana

Suscitata dagli antichi mestieri dell’800 è l’idea del presepe di Salvatore Anastasio che porta in scena un quartiere di Napoli ricco di vita. «Gli accessori e la struttura sono opera mia – racconta Anastasio – mentre i pastori sono stati realizzati dalla scultrice Anna Bisogno». C’è il rigattiere, l’impagliatrice di sedie, l’uomo dell’acqua. «All’epoca – racconta – le abitazioni erano troppo piccole per poter lavorare e la strada diventata un laboratorio e cielo aperto». Nella composizione non potevano mancare simbologie storiche come la fontana, elemento onnipresente nel presepe napoletano, allegoria dello scorrere della vita. 

L’apprendimento nel fare

I vari artisti che espongono sono per lo più autodidatti, che hanno appreso quest’arte sperimentando e dedicato tempo e passione. «Il presepe è un lavoro completo che unisce varie arti fra cui la scultura, la pittura, l’architettura. Si impara a lavorare con la prospettiva, la tridimensionalità. Tutte tecniche che si apprendono con il fare e non su un libro», racconta Vincenzo Cammarota, uno degli artisti dell’Associazione che ha esposto un classico della tradizione presepiale: la Natività. «Ogni personaggio viene posizionato in modo preciso e la sua collocazione ha un particolare significato. Il valore della simbologia è molto forte nel presepe, per questo motivo forse è un’arte cosi complessa», dice l’artista. Come il crollo del tempio rappresentato da Marco Civali che simboleggia la caduta del paganesimo e la nascita del cristianesimo. «Ho utilizzato dei materiali poveri e di recupero. Accanto a pastori e medicanti, ho inserito anche un gruppo di musicisti, che portano gioia e felicità e alleggeriscono in qualche modo le note dolenti della vita. Un progetto ispirato sicuramente dalla tradizione, ma anche dal mio vissuto personale».

L’adulto ancora bambino

Quella del presepe è un’arte secolare con origini nobili che ha trovato proprio in Campania terra fertile per crescere e svilupparsi. «L’opera di Eduardo de Filippo Natale in casa Cupiello – dice il professore Papalino –  esplicita bene il sentimento che probabilmente tutti noi abbiamo nei confronti del presepe. Quell’entusiasmo e incanto tipico di un bambino che dimora nell’animo dell’uomo adulto».  

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