Arte e Cultura

Nella grotta di Sant’Alfonso

Immersa nella Valle del Dragone, nei pressi di Scala, fu il luogo dove Alfonso Maria de’Liguori, vescovo napoletano, ebbe la visione della Vergine Maria.

Di Redazione

Considerato il borgo più antico della Costa D’Amalfi, Scala è conosciuto oltre che per le sue bellezze paesaggistiche e per la sua tranquillità anche e soprattutto per l’intensa devozione spirituale e religiosa dei suoi abitanti. Una serie di simboli e istituzioni testimoniano tale dedizione. La targa in piazza Municipio omaggia fra Gerardo Sasso, monaco scalese, fondatore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, e primo italiano a costruire un ospedale in Terra Santa. Le dimensioni importanti del Duomo di Scala sono un simbolo della fede onnipresente dei cittadini che si manifesta anche nella dedizione al loro patrono San Lorenzo. 

L’apparizione

Segno indelebile dell’intima connessione con l’abbandono totale alla spiritualità è la Grotta di Sant’Alfonso Maria de’Liguori. Un costone roccioso inglobato all’interno di una piccola cappella dischiude l’inizio di un percorso che ha visto nascere un nuovo ordine religioso, quello dei Redentori, ordine monastico di diritto pontificio costituito nel 1731 da Maria Celeste Crostarosa con l’aiuto di Alfonso Maria de’Liguori, vescovo napoletano. Fu proprio in questa grotta, infatti, che nel 1730 apparve al vescovo e teologo partenopeo, ritiratosi a Scala, la Vergine Maria. Abbracciata dalla Valle del Dragone, la cappella è una destinazione per i redentoristi e anche, più profanamente, per gli amanti del trekking. Da qui, infatti, il panorama si pare pienamente su Amalfi e su tutto il Golfo di Salerno. 

Una vita al servizio dei poveri e malati

Ma chi era Alfonso Maria de’Liguori? Nato a Maranella di Napoli, sin da bambino mostrò una inclinazione per tutto ciò che riguardava il mondo dell’arte. Da adulto, però, decise di intraprendere la carriera di avvocato che abbandonò per la poca trasparenza del sistema. Animato da una forte fede, che lo accompagnò sin dalla giova eta, decise quindi di cambiare radicalmente la sua vita e scelse il sacerdozio con la missione di aiutare i poveri e i diseredati. Nel 1729, a causa di una disastrosa epidemia che colpì Napoli, il vescovo si impegnò al limite delle sue forze per aiutare e supportare i malati. L’anno successivo ormai debole e cagionavele fu colpito da una forte polmonite che lo costrinse a ritirarsi dalla sua attività di sostegno. Decise, quindi, di rifugiarsi a Santa Maria dei Monti, nei pressi di Scala. La sua vita in Costa D’Amalfi era scandita dalla preghiera e dalla meditazione: una devozione e impegno che lo portò a rivoluzionare l’ordine ecclesiale. 

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