Arte e Cultura

Clavel e il cenacolo di artisti ed intellettuali nella Positano degli anni Venti

Con l’acquisto e la ristrutturazione de La Torre di Fornillo, l’architetto svizzero trasformò il celebre borgo in una destinazione culturale

Di Imma Tralli  Foto di Vito Fusco

Affacciata sull’Isola de Li Galli, la Torre di Fornillo, torre d’epoca angioina, sorge maestosa sul costone roccioso di Positano. Gilbert Clavel (1883-1927), architetto, poeta, scrittore, archeologo ed esteta svizzero, l’aveva acquistata per centottanta lire nel 1909 per farne la sua opera d’arte totale. “La restaurò e la trasformò in un organismo vivente – racconta Daniele Esposito, custode della torre e profondo studioso della vita di Clavel. Era stato catturato dalla sua forma a pianta pentagonale, forma mistica che gli ricordava l’ascetismo delle piramidi scoperte durante i suoi viaggi in Egitto. La Torre doveva guidarlo nel passaggio dalla vita alla morte”.

La cura partenopea

Clavel soffriva di una malformazione fisica e di problemi polmonari e su suggerimento del medico decise di trascorrere del tempo al mare. Fu così che arrivò in Italia, a Napoli e scoprì Capri e la Costa d’Amalfi. “Capri e la Costiera Amalfitana hanno rivitalizzato i miei polmoni e mi hanno ridato fiducia nella vita. La mia debolezza sembra svanire quando mi trovo tra le sue mura. E come se quella costruzione stia diventando il simbolo di una lotta”,  scrive Carlo Knight nel romanzo La Torre di Clavel (Edizioni La Conchiglia, Gennaio 1999), riferendosi all’esperienza dell’archietto svizzero in Costiera.

Clavel e gli artisti davanguardia a Positano

Durante un suo viaggio a Roma l’architetto svizzero conobbe il mercante d’arte russo Mikhail Semenov che Clavel descrive come “un uomo di bell’aspetto, dalla parlantina sciolta con una lunga barba e degli zigomi pronunciati”. E fu proprio Semenov, al tempo segretario in Italia dell’impresario dei balletti russi Sergej Djaghilev ad introdurlo agli artisti d’avanguardia, fra cui Picasso, Cocteau, Massine, Depero, tutti impegnati nella realizzazione dei Ballets Russes, itinerante compagnia di danza con sede a ParigiNei suoi viaggi in Costiera Semenov ebbe la fortuna di acquistare il mulino ad Arienzo, un vecchio mulino del Seicento (oggi conosciuto come Villa Mulino d’Arienzo), che ristrutturò completamente. Secondo il romanzo di Knight, Semenov suggerì a Djaghilev una gita a Positano per ammirare il mulino e la Torre di Fornillo, costruzioni di cui aveva tanto sentito parlare. In quella occasione, alla domanda di Clavel sull’impressione che gli faceva Positano, Djaghilev risponse “È un esempio, unico al mondo, di villaggio verticale”.

La vista dall’acqua ©Vito Fusco

 

Clavel e Depero: I balletti plastici

I suoi scambi frequenti con Semenov permisero all’architetto svizzero di approfondire l’amicizia con l’artista futurista Fortunato Depero. “Lo conduce nel suo studio in una soffitta a Roma e Clavel rimane subito folgorato dai lavori di Depero che descrive come “fauna magica” e nei quali rivede la trasfigurazione dei suoi sogni”, racconta Daniele Esposito. “Entrano subito in simbiosi. L’architetto svizzero acquista tre opere ed è così che inizia la loro avventura”. Celebre è la lettera di Depero in cui invita l’amico ed amante a mandargli “tanti baci e tanti soldi”. Il punto più alto della loro collaborazione viene rappresentato sicuramente dai Balletti Plastici, una delle prime e più audaci sperimentazioni di teatro d’avanguardia.

La preziosa eredità di Clavel a Positano

La vicenda di Clavel e della sua torre non è solo affascinante dal punto di vista artistico, ma rappresenta un’eredità preziosa anche per la storia di Positano. Il mecenate svizzero è stato infatti il primo a scoprire e valorizzare questo borgo di pescatori che all’epoca era in piena fase di decadenza. “A causa dell’abbandono a metà dell ‘800, il quartiere positanese di Liparlati era definito la città morta”, dice Esposito. Positano, con Clavel conosce un nuovo fermento e diviene cenacolo di artisti. Clavel era solito ospitare ed incontrare Semenov, Massine e gli amici che passavano a trovarlo in una taverna di Positano frequentata da pescatori. “È così che nacque il ristornate La Buca di Bacco, un luogo d’incontro per gli intellettuali del tempo” continua Esposito.

La scala rocciosa che porta alla Torre. ©Vito Fusco

 

La storia moderna

Grazie alla sua ambiziosa opera molti intellettuali tedeschi e svizzeri, visitando Napoli e Capri, iniziarono a recarsi a Positano incuriositi dalla costruzione di questa torre che l’amico e scrittore tedesco Kracauer definì “follia di rocce”. Nel 1954 la torre venne acquistata dalla Principessa Santa Borghese Hercolani che fino ai suoi ultimi giorni di vita se ne prese cura “facendo si che giungesse a noi così come Clavel l’aveva concepita e arredata, più di un secolo fa” conclude il premuroso custode.  Clavel era sicuro che anche dopo la sua morte la sublime ed intramontabile bellezza della sua opera avrebbe continuato a vivere nel grembo di Positano “e a specchiarsi [per sempre] sul mare, silenziosa come una sfinge, senza mai rivelare il suo segreto”.

 

 

 

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