Arte e Cultura

Donne Divine

Da Giovanna D’Aragona a le formichelle, come le figure femminili hanno segnato la storia della Costiera

Di Alessio Amato, foto di  Salvatore Guadagno

Ci sono donne che hanno plasmato il panorama artistico e culturale della Costiera Amalfitana. In duemila anni di storia la Divina ne ha viste di personalità, tra successi e sconfitte, decadenza e rinascita. La sua terra, specchio di potere, bellezze e ricchezze, ha cullato sì uomini ma soprattutto personaggi femminili, le stesse che hanno saputo imporsi lasciando un segno tangibile nella storia, nell’arte e nel gossip dell’intero territorio che ancora conserva luoghi, monumenti e sentimenti.

Amalfi: impronte medievali

Nel Medioevo, periodo lungo e variegato, durante i fasti della Repubblica-Ducato Amalfitano, si ritrovano donne capaci di gestire gli affari commerciali dell’intera famiglia. Basta addentrarsi fra i vicoli dell’Amalfi antica per rivivere quei momenti di vita quotidiana aprendo l’immaginazione alla semplicità del passato. Qui, dove le passeggiate tra i mercanti venivano accompagnate da caos, dove si percepivano odori forti. La parte storica di Amalfi, alle spalle della Cattedrale, è riuscita a conservare le linee antiche e una strettoia che per secoli è stata utilizzata come trappola per nemici e pirati. Un altro sperone roccioso che domina Amalfi (territorio del comune di Scala) venne scelto per uno dei castelli più importanti della Repubblica. Ancora oggi è conservata una Torre il cui silenzio venne trafitto da urla di disperazione, il cui pavimento raccolse lacrime di dolore. Nella torre detta dello Ziro, agli inizi del ’500 venne rinchiusa, e poi uccisa con i suoi due figli, Giovanna d’Aragona, rea di aver amato, dopo la morte del marito, un uomo di rango inferiore. La sua storia ispirò John Webster per la sua opera, “la Duchessa di Amalfi”. La torre era parte della fortificazione settentrionale di Amalfi, una tra le più vecchie strutture difensive della Repubblica anche se ha subìto nei secoli molti rifacimenti. L’interno si sviluppa su tre piani. Come da tradizione il piano inferiore doveva essere adibita a cisterna, fondamentale durante sia gli attacchi nemici, sia durante la manipolazione di polvere da sparo. È ancora possibile ammirare lungo la passeggiata che parte da Pontone resti delle mura con l’ingresso e le feritoie. Probabilmente da questo sperone il litografo olandese C. Escher trovò ispirazione per disegnare parte di una delle sue opere più importanti  Metamorfosi (fino all’anno scorso era aperta con ingresso libero. Quest’anno causa lavori di ripristino è chiusa al pubblico).

Un dettaglio di Palazzo Rufolo a Ravello

Ravello: l’estro di Sigilgaida della Marra

Proseguendo lungo le colline della costiera ci si imbatte in resti di palazzi nobiliari, di mura e castelli. A Ravello, per esempio, durante il periodo Normanno Svevo, viveva Sigilgaida della Marra, sorella del Tesoriere di Federico II. La potenza di questa donna è trasmessa ancora oggi dai fasti di una delle sue dimore, Palazzo Rufolo, e dalla magnificenza del Pulpito del Duomo. Lei condizionò le nuove vesti e lo stile della dimora, copia dei palazzi dei re Normanni di Palermo e delle domus solaciorum di Federico II, molto vicino alla famiglia della Marra. Sigilgaida decise perfino chi doveva essere l’artista del Pulpito, Nicola di Bartolomeo da Foggia, allievo e per molti figlio di Bartolomeo da Foggia che operò per Federico II.  Lei che venne scolpita nel marmo come una principessa. Il Pulpito domina la navata destra del Duomo di Ravello a ancora oggi è ritenuto uno dei più importanti esempi di scultura italiana di XIII sec.

Le figure femminili del Bloomsbury Group

Durante il Grand Tour ci sono state altre donne, artiste, scrittrici, poetesse, botaniche. Villa Cimbrone, a Ravello, ospitò vari appuntamenti del Bloomsbury Group, gruppo di allievi critici verso le costrizioni religiose, artistiche, sociali e sessuali del periodo vittoriano ed edoardiano. Keynes, Gide, Forster, D. H. Lawrence, Escher, Virginia Wolf hanno influenzato la letteratura, l’estetica, la critica, l’economia, il femminismo, il pacifismo e la sessualità umana. Proprio i giardini di Villa Cimbrone fecero da cornice per gli incontri tra Vita Sackville West e Violet, la figlia illegittima di Ernest Beckett, proprietario della villa. La stessa Vita che qualche anno dopo divenne l’amante di Virginia Wolf, presenza frequente a Villa Cimbrone. Il triangolo d’amore Violet – Vita – Virginia è stato immortalato in Orlando, una delle opere più interessanti di Virginia Wolf.

Il giardino di Villa Cimbrone

Da Cerere a Greta Garbo

Villa Cimbrone, un parco di circa quattro ettari. Lo stile neoclassico si fonde con il verde dei prati, di piante e fiori. Il chiostro all’ingresso invita al silenzio, alla riservatezza. Il viale lungo, coperto in parte da un grande glicine conduce alla famosa terrazza, preceduta dalla statua di Cerere, dea delle messi e delle stagioni. Il belvedere è tra i più belli di Ravello. Lo strapiombo aumenta il senso di infinito. Ancora la statua di Mercurio e di Venere e il chiostro di Bacco e Pan, probabile luogo di sepoltura del proprietario E. Beckett. Alberi di Pino secolari giganteggiano quasi a protezione del luogo e un viale di cipressi conduce al roseto, governato dal tempo raffigurato da una clessidra e da una meridiana. Dal roseto si passa all’area destinata agli incontri del Bloomsbury Group dove si alternano maschere, angeli e demoni in uno scenario fatto di iconografie e linee particolari. Negli anni poi la Costiera ha accolto donne di classe e influenti, da Greta Garbo a Sophia Loren, donne regali come Maria Josè del Belgio, Jacqueline Kennedy e Hillary Clinton.

Le formichelle: i pilastri della Divina

Ci sono poi donne senza tempo che hanno servito la Costiera per secoli, che hanno indossato con orgoglio gli abiti della fatica, tra le montagne, lungo le infinite scale. Dai limoni alle castagne, dalle “frasche” alla carta, con i loro tradizionali canti che limavano gli sforzi. Le formichelle, così venivano chiamate, le divinità che furono pilastri della Divina. Il trasporto andava a completare il loro duro lavoro di mogli e di madri. A volte la stanchezza era troppa e ci si lasciava andare al riposo su erba, paglia su quanto di meglio si poteva trovare. Le stesse donne che durante le guerre, in assenza dei mariti, dovevano garantire protezione ai propri figli rifugiandosi nelle grotte della Costiera e trovando la forza di pregare e di cantare.

 

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