Arte e Cultura

L’alzata del panno, il rituale che apre l’estate vietrese

Una tradizione-annuncio del giorno di festa del Santo Patrono.

Di Vito Pinto, foto di copertina di Lello D’Anna

Una delle antiche tradizioni meridionali, che resiste all’avanzare della civiltà con gli annessi e connessi distruttori del passato, è certamente l’alzata del panno, quel rito popolare, pubblico, che la Chiesa cattolica officia un mese prima della festività religiosa del santo patrono (di una città, di un paese, di una comunità), proprio per ricordare ai fedeli che si sta avvicinando la festa del loro protettore. E’ un rito semplice, dove il parroco, accompagnato da chierici e dal popolo, porta in processione un telo dipinto con l’immagine del Santo da onorare sino ad un punto topico del territorio parrocchiale dove viene innalzato restando alla visione dei fedeli per un mese, in pratica sino al giorno della festa canonica. Un rito che resiste, anche se nelle città spesso passa sotto silenzio, mentre è ben presente e partecipato nei paesi, dove le comunità sono più piccole, tutti si conoscono e soprattutto vi è un profondo attaccamento da parte di tutti al proprio santo protettore.

L’effige d’autore di San Giovanni Battista

Tenendo fede alla sua antica tradizione, allo scadere del 24 maggio Vietri sul Mare ha alzato il suo panno con l’effigie di San Giovanni Battista, il Precursore, patrono della cittadina costiera. Un panno che quest’anno ha parzialmente messo da parte quello precedente, avendo il sindaco Giovanni De Simone (giovane, ma attento alla cultura e alle tradizioni locali) dato mandato all’artista Franco Raimondi di realizzarne uno nuovo, bifacciale, insieme ad un nuovo quadro del Santo patrono. Opere dove il Precursore di Cristo mostra tutta la sua potenza di profeta nell’annunciare “Ecce Agnus Dei”, posto dall’artista non più sul braccio del Santo, ma in alto, accosciato sul libro dei profeti, nell’atto di proteggere Vietri sul Mare, disteso sotto di lui e alle spalle di San Giovanni. Una tela “in movimento”, dove il Santo sembra ammonire i nemici della fede e del paese da lui protetto.

Il gelato, il dolce celebrativo

Doppia festa, quindi, quella dell’alzata del panno e della nuova immagine di San Giovanni. E ritornano alla mente i giorni degli anni giovani, quando la ricorrenza dell’alzata era il segnale dell’inizio della bella stagione… e compariva il gelato. C’è, infatti, da dire che una volta i gelati si producevano solo d’estate, perché solo allora si consumavano. Mangiare il gelato anche d’inverno è una golosità che appartiene ai tempi moderni, tempi di consumismo di tutto e in ogni stagione. Ma una volta, il 24 maggio di ogni anno il bar-gelateria “Centrale” di zi’ Pietro Cretella, posto nel centro di Vietri sul Mare, da cui il nome, cominciava la vendita dello spumone, un gelato di particolare prelibatezza e gustosità. Era, infatti, preparato in forme di metallo a calotta nelle quali veniva inserito non solo il gelato in vari gusti, ma anche del pan di spagna imbevuto di liquore e un’amarena. Veniva poi servito dopo averlo scodellato e tagliato in quattro tranci. Ogni spumone aveva un gusto prevalente cui si abbinavano altri gusti, sempre all’insegna dell’armonia per il palato. Così vi era lo spumone alla cassata siciliana, quello al caffè e quello alla nocciola o al cioccolato, gusti alle creme che si alternavano e si miscelavano tra loro. Discorso a parte era per lo spumone al limone (lo sfusato della Costiera Amalfitana) che vedeva l’unico abbinamento con la fragola.

Un dettaglio di Vietri sul Mare

L’arrivo della bella stagione

Orbene l’arrivo dello spumone di “zi’ Pietro”, in concomitanza dell’alzata del panno di San Giovanni, era l’arrivo della bella stagione. E giungeva il dì di festa, della celebrazione del Santo Patrono. Tradizione voleva che all’addobbo dell’altare provvedesse la nobile famiglia Notari, proprietaria dell’omonimo lanificio, distrutto dall’alluvione del 1954. I Notari facevano giungere una esagerata quantità di ortensie rosa e blu con le quali veniva letteralmente sommerso il settecentesco altare maggiore della chiesa madre, sul quale svetta un quadro con la Vergine, San Giovanni Battista e Santa Irene e la dicitura “Antonio De Rosa pinxit 1736”.

La cena prima dell’evento

La sera precedente al dì di festa il paese era letteralmente inondato da quel piccante, solleticante e appetitoso profumo di aceto che rimandava alla cottura della milza. Non vi era, infatti, famiglia che il giorno di San Giovanni (24 giugno a memoria di chi legge) non avesse pronta la sua milza ripiena (‘mbuttunata), gli ziti o schiaffoni al ragù per primo, bistecca arrostita sui carboni con contorno di insalata (lattuga), e il tradizionale spumone di zi’ Pietro.

I ragazzi di San Giovanni

Erano le note della banda musicale a svegliare il paese la mattina della festa: percorreva le strade cittadine allietando la gente con le sue marcette. Tra i ricordi di giovinezza vi sono i nomi delle rinomate bande del centro sud che, di anno in anno, venivano chiamate per allietare la giornata di festa e accompagnare la processione del Santo Patrono… sino a quando non vi fu la banda de “I ragazzi di San Giovanni” formata da una cinquantina di giovanissimi vietresi che avevano imparato a suonare uno strumento grazie alla volontà dell’allora parroco don Luigi Magliano e all’insegnamento del maestro Antonio Avallone, che avevano fondato la Scuola di Musica presso il Centro Sociale. Qualcuno ancora ricorda che don Luigi firmò una montagna di cambiali per comprare gli strumenti ai giovani allievi. Ma ne valse la pena, perché tanti di quei ragazzi in seguito hanno frequentato il Conservatorio Musicale, conseguendo un diploma ed entrando nel mondo dell’insegnamento scolastico della musica. Orbene quei “ragazzi di San Giovanni” fecero la loro prima “uscita” proprio il giorno di festa del Santo Patrono di Vietri sul Mare. Grande fu l’emozione non solo di genitori e parenti, ma dell’intero paese che aveva una sua banda musicale composta da un gruppo omogeneo di ragazzi, i quali avevano solo l’obbligo di suonare gratuitamente per le feste della parrocchia stabilite dal calendario liturgico.

La bellezza della semplicità

Quel giorno di festa del 24 giugno dei primi anni ‘60 resta indelebile nella mente dei vietresi che, con orgoglio, videro questi ragazzi suonare le marcette di accompagnamento durante la processione. Affollatissimo poi fu il concerto serale di chiusura della festa, dopo il quale, come al solito, salirono al cielo i fantasmagorici fuochi d’artificio. Forse si dirà che il tutto fa parte di un racconto semplice; ma una volta tutto era così, tutto era semplice, autentico, senza artefatti tecnici o “scientifici”. In paese tutti si conoscevano (a volte anche troppo) e il vicinato era quasi un vincolo di parentela. In fondo la società del borgo, del paese viveva e si contentava di alcune semplici cose… e bastavano.

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