Sport e Natura

L’arte della botanica in Costiera che ha ispirato generazioni di designer

Dal Grand Tour, al Bloomsbury Group fino ai giorni nostri, come i giardini amalfitani hanno innovato l’estetica del paesaggio.

Di Alessio Amato

Il giardino da sempre ha coltivato emozioni, creato benessere nella scelta dei fiori e delle piante, instaurato rapporti con l’energia dei luoghi, con il sole, con i venti, con il clima, con il mare. Perfino il termine Paradiso nell’antichità stava ad indicare un giardino recinto. La Costiera Amalfitana per secoli è stata cullata e ha goduto di una vegetazione unica capace di rendere l’intera repubblica tra le città medievali più ricche grazie proprio al commercio di legno e produzione di navi. Le successive importazioni del limone, utilizzato agli inizi come medicinale per combattere lo scorbuto, e del sistema a terrazzamenti hanno trasformato il giardino della divina. È nel 1700, durante il Grand Tour, però che la botanica ha riscoperto la Costiera grazie a ricercatori e appassionati che hanno avviato uno studio su piante del luogo e provato a introdurre nuovi fiori e piante.

I giadini inferiori. Photo by Pino Izzo, courtesy of Villa Rufolo

I primi passi

Uno dei primi botanici ad arrivare in Costiera fu Pier Antonio Micheli che nel 1710 scoprì nella Valle delle Ferriere nel comune di Scala, esempi di woodwardia radicans, tipo di felce risalente al periodo terziario. Lo scozzese e botanico Francis Neville Reid arrivò a Ravello intorno alla metà del XIX sec. e diede nuova vita al Palazzo Rufolo trasformandolo in una villa, ricca di piante e fiori, introducendo nuove tipologie di rose che vennero coltivate e curate dal giardiniere di fiducia Luigi Cicalese. Lo scambio epistolare tra il Lord e il suo giardiniere conservano molte informazioni sulla botanica della villa. Neville Reid riuscì a unire il giardino costiero con quello romantico dell’Ottocento, fusione di vegetazione e ruderi che ispirò perfino Wagner che proprio a Villa Rufolo “trovò” il giardino di Klingsor. Ad oggi sono state introdotte varietà particolari di piante come la Liriodendron tulipifera, dette alberi dei tulipani, di Banksia integrifolia, di Davidia involucrata dette alberi dei fazzoletti, di Akebia quinata, di Amelanchier canadensis, di Asimina triloba, di Cedrus deodara.

Il giardino di Villa Cimbrone, photo by Giorgio Vuilleumier, courtesy of Villa Cimbrone

I pionieri del giardino

Nella prima metà del ‘900 la Costiera ospitò pionieri del giardino: Harold Peto e Edwin Lutyens, britannici, che hanno scritto pagine importanti dell’unione di architettura e giardini, la botanica Vita Sakville West e la designer di giardini Gertrude Jakyll.  Vita Sackville West di certo è stata una personalità importante e interessante per Ravello sia dal punto di vista botanico che storico. Visitò la costiera molte volte, per molti anni ma per ragioni diverse. Arrivò per la prima volta come compagna di Violet Keppel, figlia illegittima di Ernest Beckett, proprietario di Villa Cimbrone. Negli anni Vita ritornò proprio a Villa Cimbrone per partecipare agli incontri del Bloomsbury Group, un gruppo si artisti e allievi (fra cui Virgina Woolf e Vanessa Bell) sviluppatosi dal 1905 alla Seconda Guerra Mondiale, nei quartieri londinesi di Bloomsbury. Dopo la fine della storia d’amore con Violet, Vita iniziò una relazione sentimentale con Virginia Woolf. La storia d’amore con la famosa scrittrice britannica a volte mette in secondo piano le sue qualità di amante della natura, dei giardini, magia ancora visibile in quella che fu la sua dimora nel Kent, Sissinghurst Castle.

L’impronta femminile

Fra le più influenti designer di giardini che visitò la Costiera nei primi anni del XX sec. c’è sicuramente l’artista e scrittrice britannica Gertrude Jekyll. Capace di fondere costantemente armonia e contrasto, lavorò per un periodo con Vita Sackville West per i rifacimenti dei giardini di Villa Cimbrone. Le due collaborarono nel Regno Unito. Tra le sue opere più importanti vanno citati i giardini di Hestercombe. Grazie a Gertrude Jekyll il giardinaggio è ritenuto oggi un’arte, alla pari della pittura, alla poesia, alla musica e alla scultura. «Il contadino della costiera amalfitana porta avanti tradizioni e arti e tecniche tramandate di padre in figlio riuscendo a mantenere intatto il paesaggio. Riguardo alla botanica della costiera è divisibile in strati collegati all’altitudine. Dopo i 400 mt è totalmente mediterranea e molto radicata. Sotto i 400 mt, la vicinanza al mare ha consentito al contadino di destinare il giardino al fabbisogno principalmente con orti, viti, ulivi e limoni. Il paesaggista moderno sembra abbia abbandonato le origini ricercando fiori e piante per la maggiore esotiche, e giardini formali,» racconta Gaetano Amato, giardiniere e botanico dell’Hotel Caruso a Ravello.

I giardini di Villa Rufolo. Photo by Pino Izzo, courtesy of Villa Rufolo

Una fonte di ispirazione

In Costiera in molti ancora oggi chiamano giardino il proprio orto. La maggior parte dei terreni vanta una vista spettacolare che rende le giornate nei campi molto diversa. Forse il giardino in costiera racchiude il significato vero, quelle forme e colori che hanno attirato botanici da tutta Europa che hanno voluto fondere le tradizioni costiere con le loro conoscenze. Un’artigianalità, che va tramandata alle future generazioni. Da tale maestria sono nate vere e proprie opere d’arte, che hanno ispirato artisti del passato e che continuano ancora oggi ad esser un punto di riferimento per designer internazionali.

 

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