Storie

L’inno alla donna di Serena della Monica

Cantautrice, musicista e compositrice di Marina di Vietri, l’artista ha canta le femmene attraverso melodie afro-mediterranee

Di Vito Pinto

Qualche anno fa sul mercato discografico comparve il cd “Femmene”, sei canzoni, un insieme di parole e musiche, di sommesso vocio e rotolìo di note a compendio di un inno alla donna, o meglio alla “femmene”, nel suo nobile significato dialettale di amica, amante, compagna di cammino attraverso i piaceri e i dispiaceri della vita. Un cd di musica pop “votata a lengua nostra”, che cattura articolazioni linguistiche, ritmiche orchestrazioni a corredo di un pathos mediterraneo. Ed è una dolce fusione di eleganti note di pianoforte con l’incalzante ritmo della tammorra (napoletana, ma anche afro-mediterranea), lo scandire della chitarra con l’avvolgente scivolare della fisarmonica, così cara all’autrice, tra l’altro una delle poche donne che sa cimentarsi con particolari capacità professionali con l’organetto. Stiamo parlando di Serena Della Monica, “femmena” meridionale che non disdegna le contaminazioni musicali afro-mediterranee o, come lei dice, “del sud del mondo”, donna musicista e paroliera che adopera, per l’una e l’altra disciplina, un vocabolario scelto e colto.

La magia di un sogno da gridare al femminile

Scrive, compone, suona Serena Della Monica di “femmene” di altra etnia, con altra cultura, diversa religione, certamente lontane, sconosciute, perché crede, fermamente, alla magia di un sogno da gridare al femminile, per sé e per le donne come lei, anche se so’ femmene ca so nate / sott’a nu ciel sfortunato, / ma so sempe femmene d’ammore.Ed è subito emozione pura, di quelle che ti provocano un brivido sottile lungo la schiena a compendio di palpiti di cuore.

L’eredita del padre

Serena è figlia d’arte: il padre, Enrico, è uno dei maggiori cultori campani della tammorra e della musica popolare, intesa in quella sospensione in cui lo strumento, agitato con gestualità manuali e accompagnato da movenze corporali, si lascia trasportare – o trasporta? – verso ritualità tra paganesimo e cattolicesimo presente nelle nostre contrade. Per tutti si ricordano i riti della Madonna delle Galline a Pagani dal venerdì dell’ottava di Pasqua al lunedì successivo, dove protagonista è la tammurriata, quell’insieme di musica, danza, canti che fa festa e si conclude con la deposizione della tammorra ai piedi della Vergine.

Verso la tradizione popolare

Aveva sette anni Serena quando cominciò a pigiare i tasti del pianoforte, sino a giungere al diploma di primo e secondo livello nelle discipline musicali, studi compiuti rigorosamente in Conservatorio. Ma, grazie anche alla presenza (mai influenza o assillo) del padre liberamente orientò la sua educazione musicale verso la tradizione popolare meridionali e in specie della Campania: da lì lo studio della tammorra e dell’organetto, da cui è scaturito la conoscenza e la frequentazione con la fisarmonica. «Tutto questo – dice Serena – perché ero spinta da una profonda, vera conoscenza delle nostre tradizioni popolari che spaziano dalla pizzica alla tarantella, senza tralasciare quelle ‘ballate mediterranee’ così vicine al nostro sentire». Ed è la solarità di questo mare nostrum dove si affacciano tante e diverse culture, che hanno, però, un denominatore comune, la mediterraneità, appunto, espressa in colori, suoni, sentire unico. «Sono queste diversità così uguali ad affascinarmi ad attrarre la mia attenzione di studiosa di un territorio che non finisce mai di stupire».

Serena Della Monica e la sua fisarmonica

Le ninfe della tammorra

Ritorna alla mente quel cd dedicato alle “femmine”, e ritorna alla mente un cd precedente, “Scaramantrika” dove la scaramanzia – così cara al popolo meridionale e in specie campano – si fonde con il mantra (formula mistica o magica, preghiera, pratica meditativa) a corona di buoni auspici. Un cd realizzato con il suo gruppo musicale “Le ninfe della tammorra”, un «viaggio musicale tutto al femminile – dice – che nasce dalla necessità di raccontare e rendere attuale l’antica cultura popolare campana e del Sud Italia, attraverso un uso efficace del linguaggio musicale e del teatro-danza evocando le sonorità mediterranee unite a ritmi urbani della musica moderna».

I riconoscimenti nazionali

La partecipazione del gruppo, composto da sette elementi, a oltre mille manifestazioni musicali e festival nazionali e internazionali in varie parti d’Europa, determina lo spessore di quella che fu certamente una felice intuizione di Serena: staccare la parte femminile dal gruppo che faceva capo al padre Enrico. Così come sono stati numerosi i premi vinti e i riconoscimenti ottenuti “per l’alto impegno culturale e come portatori della tradizione popolare campana”. Una per tutte: con la canzone “Luna” vinsero il premio della critica “Mia Martini” nel 2018. E sovviene alla mente quanto diceva Eduardo Bennato a proposito della tradizione popolare meridionale: “E’ qualcosa che appartiene ad un’Italia diversa, un’Italia più vera. La musica popolare è ciò che ci rappresenta nel mondo”.

La musica a scuola

Come l’onda del suo mare che ha di fronte alla casa di Marina di Vietri, Serena non si ferma e nel suo incessante dinamismo costruisce, giorno dopo giorno, un progetto in ambito scolastico. Ed è stato “Le Musiche del Mondo si danno la Mano”, laboratorio multietnico e interdisciplinare, un “pellegrinaggio” tra storie di culture, tradizioni, canti e danze utilizzando la musica come mezzo di educazione al confronto, al rispetto e all’accettazione positiva e consapevole delle altrui tradizioni.

Gli Sgarbatelli Drum Circle

Ci prende gusto, Serena, a lavorare con i giovani e così, sempre in ambito giovanile, ma con laboratori extrascolastici fonda e porta avanti il progetto “Gli Sgarbatelli Drum Circle”, ottanta ragazzi dagli 11 ai 17 anni portati con garbo nel mondo della musica, per abbattere la dispersione scolastica e per superare problemi di inclusività. Un percorso interessante ancora una volta attraverso canti, danze e ritmi, utilizzando strumenti della tradizione popolare, come organetti, fisarmonica, tamburi a cornice, castagnette, e strumenti più moderni, come basso elettrico, chitarre acustiche e batteria. Risultato? Il 22 marzo 2018 il gruppo fu selezionato per l’apertura della manifestazione internazionale “I tamburi della Pace” tenutasi nella sala della Protomoteca del Campidoglio in Roma.

Serena della Monica durante un concerto, courtesy of the artist

Le collaborazioni importanti

Un impegno quello di Serena che mostra quanto amore ha per la musica, e musica popolare, quanta attenzione ha per i giovani e quanta professionalità ha accumulato in questo specifico settore di cultura musicale tanto da collaborare con Marcello Colasurdo, Nando Citarella, gli argentini Farias, Tony Esposito e il già citato Eugenio Bennato, autore di quello splendido brano Che il Mediterraneo sia / Quella nave che va da sola / Tutta musica e tutta a vele / Su quell’onda dove si vola / Tra la storia e la leggenda / Del flamenco e della taranta.

Ritorno a casa

Nel 2008, Serena e il padre Enrico, insieme al loro gruppo, realizzano il disco “Ile oyo” frase africana che significa “Ritorno a casa”, un disco dove è presente una bella rappresentanza di musicisti non italiani. Pensando a quel lavoro, mentre i suoi occhi verdi si perdono in lontane armonie, in ritmi incontaminati che solcano onde marine,: «Abbiamo preso i ritmi del Sud del mondo e li abbiamo contaminati con i nostri testi, la nostra lingua e le nostre sonorità, miscelando strumenti moderni a strumenti della tradizione altrui, come il “berimbau” uno strumento diffuso in Brasile dagli schiavi africani», ci dice Serena. Una pausa di silenzio, quasi meditazione, poi aggiunge con serenità: «In Africa il suono dei tamburi si confonde con il ritmo del cuore». Leggere scivolano le dita di Serena sui tasti del pianoforte a rimando di musica struggente: nel dorato tramonto del dirimpettaio mare, agili gabbiani a equilibri d’incanto danzano su alito di vento il Valzer per Linda.

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