Sport e Natura

L’intramontabile fascino del celebre Sentiero degli Dei

Il lato meno battuto del celebre percorso amalfitano ripercorre la vita degli antenati

 Di Saveria Fiore

Una tesa lingua di scale si aggrappa, ad unghie spesse, lungo la boscosa collina che da Positano porta fin su la placida Nocelle, la più alta frazione della famosa località. Questo modesto villaggio è diventato una frequentata meta, detenendo uno dei due estremi imbocchi del celebre Sentiero degli Dei. Il nome, non casuale, richiama la leggenda secondo cui queste montagne siano state solcate da quegli dei intenti a soccorrere Ulisse dal fatale canto delle sirene, e che lo plasmarono così con le loro impronte.  La lunga scala è dunque il punto di partenza degli escursionisti più temerari che vogliono intraprendere il Sentiero, senza usufruire del bus locale che li porti da Positano a Nocelle.  Sono circa 1700 i gradini di pietra vesuviana, ben tagliati e poi portati a spalla da operai della zona, che sono andati a ricomporre i tasselli di questo vecchio sentiero di pietra a secco, ormai consunto dal tempo, dagli agenti atmosferici e dal frequente saliscendi.

Il sentiero degli Dei visto dall’alto. Photo by AdobeStock

Il dolce vortice della natura

La prima fila di scale si apre dalla strada Strada Statale SS 163, nella zona chiamata Arienzo e si dipana in un vivace zig zag, custodendo tra gli angoli delle sue ripide salite un piramidale scenario su Positano. Un panorama incorniciato da atavici alberi di roverelle e sfumato dai rosei grappoli di bouganville. In un conflittuale alternarsi d’ombra e di luci, gli arbusti di lentisco riempiono la vegetazione di piccole bacche rosse, memorie di un olio prodotto ai tempi della guerra. Anche qui gli dei sospirano con la voce della natura. Il mirto, pianta sacra a Venere, inonda l’atmosfera della sua scia speziata. A Novembre, ogni famiglia locale, che sia solida di tradizioni, produce in casa il liquore con le bacche del mirto selvatico, purpuree e carnose.

Il saggio esempio della tradizione

Prima che la strada rotabile fosse costruita nel 2001, questa rampa era la consueta traversata che i locali compivano nel quotidiano, anche più volte in una giornata.  Si nutrivano di ciò che dall’orto riuscivano a ricavare, barattando talvolta i beni della terra, ad esempio, con il pescato locale. Ecco uno dei motivi per cui i residenti, spesso e volentieri, camminavano con la sporta (cesta) sulle spalle, rendendo di fatto, il percorso, una via di scambio merci.  Oggi, piuttosto, tale sentiero ha smarrito il suo valore commerciale, e viene frequentato da amanti del trekking che vogliono immergersi in una tradizione centenaria, che ancora permea ogni angolo di questa via. A ogni passo, si percepisce il sordo tonfo dei piedi scalzi che un tempo si appoggiavano sulla calda pietra, e il profumo della terra bagnata dopo una pioggia che rigenera ricorda molto la natura cruda: quella vera, quella un po’ dimenticata.

Un tratto del sentiero degli Dei. Photo by AdobeStock

Fra passato e presente

Sotto l’egida dell’ombra paludosa dei lecceti e il danzante fruscio selvaggio la giovane Pinuccia, figlia del salumiere del paesello, scendeva all’alba a comprare il pane a Positano, in un alimentari, più comunemente chiamato palatone, dal nome di una particolare forma di pane allungato. Le famiglie erano più solidali tra loro. La necessità di sopravvivenza era il fardello comune che rendeva gli uni necessari agli altri. Questo avveniva specialmente quando si dovevano trasportare gli elettrodomestici pesanti, come frigoriferi, cucine, o talvolta pianoforti. In tal caso, qualche giorno prima, le famiglie si mettevano d’accordo tra loro e, gradino dopo gradino, lo portavano a destinazione. Il mulo era il lusso dei più agiati, fino all’invenzione della teleferica nel 1977, chiamato dai locali o’ cav. E quell’anno fu forse il più bel Natale per i nocellesi. Il 24 Dicembre alle ore 15:45 venne inaugurato il primo carico di merce che in pochi minuti arrivava a Positano. E in quell’istante, mentre il desiderio di tutti traboccava dal petto, il pensiero era per Gilio Cinque, il fautore di tale innovazione. Pur essendo stata inventata per i beni materiali, la teleferica venne, poi, utilizzata dalle persone per qualche emergenza medica. Chi oggi si imbatte su questo sentiero può ancora osservare i resti del passato, incontrare qualche signore anziano che riecheggia la saggezza popolare di un tempo. Racconti di una tradizione ancora viva che la bellezza del paesaggio e il sottile respiro degli Dei rendono ancora presente

 

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