Arte e Cultura

Maiori al cinema: da Paisà a Tenet

Amata da registi nazionali e internazionali, la località della Costiera si trasforma in un set cinematografico

Di Imma Tralli 

La città di Maiori è tornata nelle sale cinematografiche con il tanto atteso film del regista Christopher Nolan, Tenet (2020), uno spy movie criptico ed indecifrabile, rompicapo della critica contemporanea, con protagonisti John David Washington e Robert Pattinson. Non è la prima volta che Maiori conquista i riflettori del cinema internazionale. Nel 1946 era stata la volta del film Paisà, seguito poi da Il Miracolo (secondo episodio de L’Amore – 1948), La Macchina Ammazzacattivi (1948), Viaggio in Italia (1953) del regista romano Roberto Rossellini che, durante quello che è stato definito il suo periodo maiorese, amò la Costa d’Amalfi ed in particolare Maiori. 

Il neorealismo italiano in Costiera

Paisà, divenuto uno dei film più rappresentativi del neorealismo italiano con attori prevalentemente non professionisti, è composto da sei episodi che si svolgono tra il luglio del 1943 e la fine del 1944. Rossellini ci fa rivivere uno spaccato dell’Italia dell’immediato dopoguerra, ripercorrendo con sguardo lucido e doloroso la prossimità della morte e dell’umanità nella disperazione ancora viva del popolo martoriato dalla guerra e dalla miseria, mentre sullo sfondo si assiste all’avanzata degli alleati anglo-americani, dalla Sicilia al delta del Po. 

Una scena di Paisà

Paisà e Alfonsino Pasca: “Hey Joe si t’adduorme, io m’arrobbo ‘e scarpe”

Originario di Maiori è Alfonso Bovino, lo scugnizzo di 10 anni che Federico Fellini, allora aiuto regista di Rossellini, vide aggirarsi sul set della Torre Normanna maiorese. “Era un periodo in cui si soffriva la fame. Si usciva di casa per riempire un po’ la pancia”,  racconta Antonio Bovino, proprietario dell’accogliente Palazzo Cocò a Maiori e figlio di Alfonso , che compirà 85 anni a dicembre. È lui a narrarci l’avventura cinematografica del padre e del momento in cui Fellini, rivolgendosi a Rossellini, disse “Roberto, forse ho trovato lo scugnizzo di cui abbiamo bisogno”.  Alfonso, che da quel momento diviene Alfonsino Pasca, viene così scelto per interpretare il ruolo tragico ed immenso dello scugnizzo Pasquale nel secondo episodio, quello napoletano. “Andarono a casa di mia nonna per chiedere il permesso di portarlo a Napoli per continuare le riprese. Mia nonna, dopo aver offerto loro dell’orzo, non ce n’era caffè, disse loro: l’importante è che gli diate da mangiare. Ve lo potete portare” , continua Antonio.

Scene napoletane

Nell’episodio napoletano, lo scugnizzo Pasquale conosce Joe, il soldato afro-americano della polizia militare in stato di ebrezza. Si siedono sulle macerie di un edificio in Piazza Mercato a Napoli e mentre Joe si addormenta il piccolo Pasquale recita la celebre battuta: “Hey Joe si t’adduorme, io m’arrobbo ‘e scarpe”.  “Come mi racconta mio padre, all’epoca chi si svegliava prima si metteva le scarpe. Se c’erano 5 fratelli e 4 paia di scarpe, uno rimaneva senza – racconta Antonio -Non era un film ma la realtà, mio padre ha interpretato sé stesso”. Qualche giorno dopo Joe ritrova per caso Pasquale e lo costringe ad accompagnarlo a casa per restituirgli i suoi stivali. È lì che tocca con mano la realtà: una folla di senzatetto in una cava di tufo abbandonata. Il soldato chiede al piccolo Pasquale “Dove sono mamma e papà?”. “So’ morti co’ e bombe. Bum! Bum! Capisci, le bombe. Bum! Bum!”. Joe gli lascia così gli stivali e l’episodio si chiude sullo sguardo profondo di Alfonsino e sulla sua stupefacente interpretazione. “Forse è per questa scena che è stato premiato come uno dei migliori film del Novecento”, conclude Antonio. 

Il Convento di San Domenico a Maiori

I luoghi di Paisà

Il film si apre con l’episodio siciliano ambientato nel Convento di San Domenico di Maiori quando i soldati anglo-americani giungono in un paese silenzioso e deserto, i tedeschi sono in fuga e la popolazione è rifugiata nel Convento. Fra questi c’è la siciliana Carmela, figlia di pescatori, che si offre di guidare i soldati per evitare i campi minati. La scena successiva si svolge alla Torre Normanna di Maiori, dove Rossellini aveva disposto il set generale delle riprese. All’interno di questa torre avviene il dolce e frustrante tentativo di comunicazione tra Carmela ed il soldato Joe che viene poco dopo ucciso dai tedeschi.  

Maiori tra passato e presente

Da set dello spionaggio internazionale a scenario del dramma esistenziale, Maiori torna al cinema rappresentando un ponte tra passato e presente “inserendosi così nel filone dei grandi film e dei grandi registi che hanno voluto rendere omaggio a questa terra meravigliosa e al suo popolo” dichiara Luigi Ferrara, che insieme alla famiglia Rossellini ha curato il Premio Roberto Rossellini per 13 anni.  “Chi visita Maiori deve scoprire la sua parte più nascosta, quella dei suoi set cinematografici entrando così in contatto con l’altro gioiello di Maiori: le persone locali di cui Rossellini era follemente innamorato”, conclude Ferrara.  Aneddotiche le parole del regista romano: “Sono dei pazzi, degli ubriachi di sole! Ma sanno vivere avvalendosi di una forza che pochi di noi posseggono: la forza della fantasia!”

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