Sport e Natura

Fra mito e passione: alla scoperta della Torre dello Ziro

Un sentiero di facile percorrenza che da Pontone conduce alla fortezza che un tempo proteggeva la Repubblica Marinara di Amalfi. Un luogo intriso di storia e di leggende inscritte nella cultura della Costa d’Amalfi.

Di Anna Volpicelli, foto di Michele Inserra @cartotrekking

Si cammina attraverso la storia e la leggenda. Il sentiero che conduce alla Torre dello Ziro, una delle torri di avvistamento presenti lungo il territorio della Costa d’Amalfi che venivano utilizzate al tempo del Gran Ducato di Amalfi per stanare, da lontano, le imbarcazioni di saraceni che arrivavano dal mare, e proteggere così non solo i confini costieri ma anche gli abitanti. Un percorso che si dipana lungo strade che si intrecciano fra monti e ambienti pianeggianti e sfoggiano la bellezza naturalistica tipica di questa terra. 

Vista su Atrani dal Monte Aureo

Il percorso

Si parte da Pontone, la piccola frazione di Scala, dove dalla piazza del paese si salgono le scale di Via Fritto per poi proseguire lungo la strada che porta al Monte Aureo. Da questo punto, abbassando gli occhi, si ha la vista di Amalfi e Atrani: il monte, infatti, sovrasta a picco le due località. Seguendo la via si arriva al belvedere che offre un panorama che da Capo d’Orso si dirige verso Conca dei Marini. Dopo una breve sosta per ammirare il paesaggio, si attraversa un bosco di conifere per giungere finalmente alla Torre dello Ziro. Questa antica fortezza deve il suo nome ai contenitori che venivano usati per conservare gli olii e i cereali. La sua forma cilindrica, infatti, ricorda proprio le linee di tali oggetti. Un stretto passaggio, protetto da gloriose mura, unisce la torre a una sorta di piazza di osservazione, usata per gli avvistamenti. Un punto che si apre pienamente sull’intera Costiera. 

L’amore adultero di Giovanna d’Aragona

La Torre dello Ziro, oltre ad essere stata la cornice che contiene alcuni avvenimenti della storia della Repubblica Marinara di Amalfi, è stata anche teatro di importanti leggende. Si racconta, infatti, che nel 1500 proprio qui fu rinchiusa Giovanna d’Aragona, con i suoi figli, avuti da una relazione extra-coniugale. Giovanna d’Aragona, figlia del re di Napoli, sposò in età pre-adolescenziale il duca di Amalfi, Alfonso Piccolomini. Dopo la morte del marito, rimasta vedova, la donna si innamorò di Antonio Bologna, suo amministratore, con il quale ebbe una relazione clandestina da cui nacquero due figli. Scoperto l’amore segreto, i due fratelli il cardinale Carlo e Federico, cercarono di separare i due amanti, i quali fuggirono. L’esercito di fedeli al cardinale e a suo fratello riuscirono a trovare la coppia: uccisero Antonio Bologna e riportarono Giovanna ad Amalfi dove, si racconta, venne rinchiusa nella torre insieme ai figli. 

L’incanto della Costa d’Amalfi

Ispirazioni artistiche

L’evento ispirò letterati e artisti del tempo. Fra questi va sicuramente citato Matteo Bandello, scrittore, soldato e monaco, che raccontò l’episodio nella sua novella rinascimentale, e John Webster, drammaturgo, che ripropose la vicenda di Giovanna d’Aragona nel suo capolavoro “The Tragedy of the Dutchess of Malfi”. Anche se di facile percorrenza, l’itinerario che conduce alla Torre dello Ziro, è intriso di un’intensità e di un profondo fascino, che non riguarda solamente le bellezze naturali di cui si caratterizza, ma anche di una intrigante narrazione fatta di mito e di passione. 

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