Arte e Cultura

Furore il paese dipinto

Grazie alla prima edizione di Muri in cerca d’autore, artisti internazionali hanno trasformato il borgo in un museo a cielo aperto

Di Raffaele Ferraioli, foto courtesy of Hostaria di Bacco

Erano i giorni dell’arcobaleno. Correvano i primi anni Ottanta e a Furore cominciavano ad essere d’autore alcuni muri fra i tanti che costituiscono il paese verticale. Giunse da Parma per partecipare a una delle prime edizioni dell’evento Muri in cerca d’Autore, Katia Salvini, giornalista della Gazzetta e fu incantamento a prima vista. Il suo regalo più grande al “Paese che non c’è” fu il logo commerciale da lei stessa ideato: un arcobaleno con scritta “Furore paese dipinto”.  Il pittore mantovano Franco Mora, presente quell’anno alla nostra rassegna lo riprodusse subito su un muro di una nostra casa, dove tuttora campeggia. Ma quel che più conta questo simbolo col passare degli anni ha caratterizzato con successo crescente il nostro branding.

Fuori dall’anonimato

Ma torniamo ai murales. Furono i tre fratelli Mazzella, Rosario ed Elio pittori, Luigi scultore, napoletani, a realizzare le prime tre opere e a far partire, così, l’iniziativa che poté avvalersi fin dall’inizio della consulenza preziosa di Nino  D’Antonio, giornalista, scrittore, cittadino onorario di Furore e suo grande sostenitore. L’idea di realizzare queste decorazioni parietali era emersa durante una delle nostre chiacchierate davanti al camino. Partimmo dalla considerazione che Furore, a causa del suo abitato a case sparse, quasi si nascondeva al turista, non appariva, non si mostrava.  L’ ubicazione in un territorio come quello amalfitano, ad altissima competizione, imponeva e tuttora impone, l’esigenza di uscire dall’anonimato, presentarsi, raccontarsi. Occorreva  narrare,  anche al viandante più distratto, la storia e le  storie (cunti, aneddoti, leggende) della Terra Furoris. Questa intuizione quanto mai felice, avviata con grande entusiasmo nonostante la totale indisponibilità di adeguate risorse finanziarie, portò, nel giro di pochi anni questo paese all’attenzione del mondo intero.

 

 

La residenza artistica internazionale

Ai fratelli Mazzella seguirono numerosi altri artisti, provenienti da tutta Italia e dall’estero: il siciliano Salvo Caramagno, il pittore poeta Antonello Leone, la scultrice comasca Carla Crosio, l’artista messicano Marc Lopez Bernal, Carla Viparelli da Napoli, il mantovano Silvano Peruzzi, il polacco Christian Wotrowa, lo scultore ischitano Raffaele Di Meglio,  Pippo Borrello da Verona, Goffredo Godi, il tedesco Fritz Gilow, la brasiliana Klenia Sanches. Carlo Fayer, Silvano Peruzzi, Antonio Oliveri del Castillo e via via tutti gli altri. Oggi se ne contano circa cento, tutti di buon livello. Venivano volontariamente e operavano a titolo gratuito. Erano ospitati presso l’Hostaria di Bacco  per tutto il periodo delle loro performances.

La nascita dell’Associazione Italiana dei Paesi Dipinti

Nel Maggio del 1994 viene costituita l’Associazione Italiana dei Paesi Dipinti, previa intesa tra me e il Presidente dell’Azienda di Promozione Turistica del Varesotto, affidataria della gestione dei murales di Arcumeggia. Assume la presidenza per i primi cinque anni l’amico Redaelli e per il successivo quinquennio il sottoscritto. Presto aderiscono alla nostra associazione una trentina di Comuni disseminati in tutta Italia fra i quali ricordo Etroubles in Val d’Aosta, Torre Canavese, Bagnasco,Mortiglienco in Piemonte; Riomaggiore, Valloria di Prelà in Liguria; Olona, Albaredo in Lombardia; Dozza, Argenta e Alfonsine in Romagna; Cibiana di Cadore nel Veneto; Calvi dell’Umbria; Cervara di Roma; Frasso Telesino, Lauro di Nola, in Campania: Diamante e Fuscaldo in Calabria; Orgosolo e San Sperate in Sardegna. Grande è l’entusiasmo, soprattutto in fase iniziale e l’ASSIPAD diventa una delle reti più apprezzate suscitando l’interesse di tutte le istituzioni. Riusciamo a realizzare varie iniziative di promozione e di marketing turistico: pubblicazione di materiale pubblicitario, conferenze stampa, partecipazione a borse, mostre ed esposizioni, sia in Italia che all’estero.

 

 

Restaurare o rifare?

Nonostante tutti gli sforzi fatti e gli importanti obbiettivi colti, dovemmo prendere atto che l’interesse dei Comuni andava affievolendosi di anno in anno, fino a spegnersi. La scarsezza dei fondi non incoraggiò la pur apprezzata iniziativa che, comunque, meriterebbe di essere riproposta per continuare a produrre quei benefici già sperimentati nel periodo di piena operatività ed efficienza. Il problema più assillante per i Paesi Dipinti è la manutenzione delle opere. Bisogna sciogliere l’interrogativo che riguarda tutti: restaurare o rifare? Restaurare è più complicato soprattutto per la progressiva scomparsa degli autori. Cancellare e rifare significa, invece, riconoscere il carattere effimero di queste decorazioni. Non sempre ci troviamo di fronte a vere e proprie opere d’arte, d’altronde esse sono nate fin dall’inizio con scarse pretese artistiche. Siqueiros, Rivera e Orozco, i primi profeti del muralismo, hanno conferito alle loro opere il carattere di strumento di denuncia sociale. E questa funzione dovrebbero continuare a svolgere.

Fra realtà e sogno

I murales di Furore hanno contribuito a ricostruire e far conoscere la storia del paese. Entrando nella coscienza della gente ne hanno promosso l’identità, fino a pochi decenni fa pressoché inespressa. Questa grande galleria d’arte a cielo aperto, con le sue diverse espressioni è, ormai diventata parte integrante della vita dei Furoresi e queste opere hanno dato forma e immagine ai cunti, alle leggende, alle storie e alla storia della Terra Furoris. Alcune di esse sono intrise di fantasia, altre di ironia, di emozione, di commozione. Ma il confine fra il vero e l’immaginario resta labile. Cè chi dice che il vero annoia e il verosimile affascina. Un fatto è certo: chi osserva queste pitture e queste sculture viene conquistato, coinvolto, spinto in un mondo onirico dove la distinzione tra il reale e l’irreale resta impossibile quanto inutile. Un panorama che reca in primo piano una scultura svettante; una casa con la facciata affrescata; colori che sfumano nell’azzurro del cielo e del mare. Questa è Furore oggi: un paese dipinto che conquista e affascina, seduce ed emoziona.

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