Storie

Il Rinascimento secondo Antonio Forcellino

Pittore, architetto, restauratore e scrittore, l’artista di Vietri sul Mare ci racconta la sua sublimazione per l’arte e il suo legame con i grandi del passato

Di Vito Pinto

E’ un lavoro di paziente calma, quello del restauratore, e di silenzi infiniti in cui ascoltare la voce del maestro del passato la cui opera è in ripresa d’arte. Con un pennellino affondato tra le sue dita, Antonio Forcellino stende un leggero velo di chiaro cobalto o tenue giallo cromo sulle pareti in restauro della sala consiliare al Comune di Vietri sul Mare, già Palazzo del Plato. «Sono stati una bella scoperta questi affreschi ed è la prima volta che ho la sensazione di fare qualcosa per i figli, i nipoti e quelli che verranno – racconta l’artista – E’ un lavoro che mi dà una doppia soddisfazione. E poi è un lavoro per questo paese che mi ha visto nascere».

L’imprinting trovato nel focolaio domestico

Antonio Forcellino, nasce infatti a Marina di Vietri «in una casa bellissima – ricorda – affacciata sul mare della costa amalfitana. Era la casa di un Vescovo dai soffitti affrescati con cieli azzurri attraversati da angeli in volo recanti ghirlande di fiori; o poi pavimenti di piastrelle colorate di Vietri e fuori il mare azzurro della Costiera amalfitana». E vi erano tanti libri, un ambiente dal quale ha ricevuto l’avvio, o l’imprinting, come lui dice, di quello che sarebbe stata la sua vita.

Il cambiamento nella città eterna

La grande voglia di sapere, conoscere, scoprire lo porta, a 17 anni, via dagli affetti e dai luoghi dell’infanzia. Ed è Roma, la città eterna, la summa della storia dell’arte, la stratificazione millenaria delle culture autoctone, stanziate o soltanto transitate per questa città che tutto accoglie e niente distrugge. Erano gli anni di piena contestazione alla quale Forcellino partecipa con passione giovanile e per la sua voglia di trasformazione che, quasi predestinazione, nel corso degli anni lo avvicinerà a quel favoloso e irripetibile periodo storico conosciuto come il Rinascimento, «epoca di trasformazione, appunto, delle cose, ma anche degli uomini. Si aveva, in quel secolo, la convinzione che si poteva andare oltre. E non penso solo a Leonardo, Michelangelo e Raffaello, grandi dell’arte, ma anche ai Borgia, un casato che, al di là della letteratura, pensava di poter andare oltre certi limiti».

Dalla pittura impressionista e Rinascimento

Famoso nella storia resta il Duca Cesare Borgia, conosciuto come il Valentino, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia). Cesare fu un uomo politico spregiudicato, determinato e pronto a tutto per il potere, certamente una delle figure più controverse del Rinascimento italiano, epoca che oggi vede in Antonio Forcellino uno dei massimi studiosi e conoscitori. L’amore iniziale del giovane Forcellino fu per la pittura impressionista, poi cominciò a interessarsi al Rinascimento con gli studi in architettura, analizzando le tecniche delle fabbriche, lui che ha avuto la famiglia impegnata nell’edilizia. «Una mia prima attenzione è stata per le tecniche di rivestimento».

L’incontro con il restauro

Ma a Forcellino non basta la laurea in architettura, né le conoscenze (e gli istinti) pittoriche giovanili: per quella sua voglia di andare oltre, presta attenzione all’arte del restauro e, in pieno rispetto delle regole della bottega rinascimentale, si interessa alla pietra come all’affresco e alla pittura. «Un artista del Rinascimento aveva una educazione all’arte ampia, perché studiava architettura, scultura, pittura, senza specializzazioni. Io credo molto in questo e non a caso sono partito dalla pittura, ho quindi studiato architettura e poi sono tornato alla pittura se pure attraverso il restauro. Se si affronta un problema da vari punti di vista diviene più facile risolverlo».

Antonio Forcellino mentre lavora al restauro dell’opera di Raffaello Sanzio, courtesy of the artist

Sulle tracce di Michelangelo e Raffaello Sanzio

E giungono gli anni del restauro del Mosè di Michelangelo nella Basilica romana di San Pietro in Vincoli, facente parte del complesso marmoreo della tomba di Papa Giulio II della Rovere. «Fu un’esperienza che mi ha dato il privilegio di entrare in un mondo precluso a tutti gli altri». Tra l’altro si deve a lui la scoperta dell’autografia di Michelangelo sulla statua di papa Giulio II. Successivamente fu il restauro dell’affresco di Raffaello Sanzio conosciuto come: “Sibille e Angeli” nella Cappella Chigi in Santa Maria della Pace a Roma, affresco realizzato dall’urbinate tra il 1512 e il 1514, su commissione del banchiere Ambrogio Chigi. Un restauro che ha visto Antonio Forcellino impegnato per ben tre mesi.

I tre volumi

Di questi “ritorni al passato” il maestro vietrese fa intimo tesoro, resta quasi schiacciato da quello che ha definito “Il secolo dei giganti” e medita: nella sua testa, coronata da inanellati capelli brizzolati, passano e ripassano le vite, i volti, le bizzarrie di quei tre grandi che ammira particolarmente. Prendono, così, corpo tre volumi per raccontare di coloro che «sono stati i primi – dice quasi pensiero ad alta voce – ad avere la consapevolezza della propria creatività come valore. Prima di loro un’opera d’arte si valutava per quanto oro c’era, per quante teste e per la preziosità dei pigmenti impiegati. Dopo di loro si è valutata l’opera per il genio dell’artista».

In memoria di Leonardo

Il ricordo va a Leonardo, “omo sanza lettere“, a quando gli fu commissionata la pala “la Vergine delle rocce”: 200 scudi il compenso e nel contratto era previsto che l’opera dovesse avere le foglie d’oro e altre cose ben specifiche. Leonardo non mette l’oro e poco rispetta il contratto, ma alla fine chiede il doppio del compenso pattuito, perché si era reso conto di quello che aveva creato. E se ne resero conto anche i committenti. La consapevolezza: ecco uno degli aspetti caratteriali inediti di un personaggio entrato nel mito e nell’immaginario collettivo, di cui Forcellino traccia la vicenda biografica e artistica nella sua ultima fatica letteraria, “Leonardo, Genio senza pace”, genio non interessato ai misteri, ma alla razionalità.

La sublimazione dell’arte

Un lavoro storico-letterario che precedentemente aveva visto occupato Forcellino nella “Vita inquieta” di Michelangelo, opera scritta mentre era impegnato nel già citato restauro del Mosè, artista «che ha veramente dedicato la sua vita all’arte: lui si è sublimato, è diventato ciò che faceva nell’arte. Voleva proiettare la sua idea di mondo legata soprattutto all’uomo e alle sue potenzialità». Aveva poi scandagliato la “Vita felice” di Raffaello Sanzio da Urbino la sua esperienza romana, i suoi amori, la sua bellezza artistica, la sua capacità di cogliere la grazia del Rinascimento e trasferirla nelle sue Madonne.

I tre grandi del bel sapere

Tre volumi dall’impianto di romanzo storico, ma anche di romanzo d’arte su tre grandi personaggi tutti molto decisi a prendere in mano e governare il loro destino. Personaggi che vengono “ambientati” e intorno ai quali si muovono gli intrighi politici presenti allora non solo nella Corte Papale di Roma, ma anche in quelle di Milano, Venezia, Firenze, Mantova, Bologna, ove le varie signorie si contendevano territori ed artisti per la maggior parte lieti di farsi giocare. Faceva eccezione il ringhioso Michelangelo e qualche altro. E si narra delle brame sull’Europa di Solimano il Magnifico e dei suoi amori ardenti con la bella e insidiosa Roxane, nonché della pochezza politica di Clemente VII de’ Medici e degli slanci mistici di Vittoria Colonna. Leonardo, Michelangelo e Raffaello, tre grandi del bel sapere e operare italiano, che hanno avuto «la straordinaria ambizione – dice Forcellino – la voglia e la capacitò di oltrepassare il limite di fronte al quale gli altri uomini si fermavano. Sono stati capaci di esplorare territori sconosciuti agli altri».

La scrittura: una mano testa verso il mondo

E qui viene fuori tutto il suo amore per il Rinascimento fatto di conoscenza reale, ma soprattutto di identificazione del suo essere in quella lontana, precisa, splendida età storica. «L’arte è la sublime freddezza del marmo, il colore svelato da una pulitura su un affresco, gli stimoli offerti da quel mondo che ha prodotto tali opere». Ed è il silenzio lieve della meditazione. Quando gli si chiede come piacerebbe essere ricordato, risponde: «Oggi mi sento soprattutto uno scrittore. Mi rendo conto che tutto quello che sinora ho fatto sta trovando la sua forma più gratificante nella scrittura, perché mi fa avvicinare tante persone». Metamorfosi geniale di un uomo dedito all’arte!

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