Arte e Cultura

La prestigiosa Carta di Amalfi: patrimonio artistico e culturale d’Italia

Grazie al lavoro di artigiani-cartai, i preziosi fogli continuano oggi, come un tempo, a raccontare una delle tradizioni costiere più conosciute in tutto il mondo.

Di Anna Volpicelli

Una serie di cartiere sfilavano lungo la Valle delle Ferriere e la città di Amalfi. Intere famiglie di artigiani-imprenditori erano impegnati a sviluppare e a perfezionare una delle arti, che ancora oggi, affascina il mondo. La pregiata Carta di Amalfi ha trasformato una delle Repubbliche Marinare italiane nel centro di produzione più dinamico e innovativo del XIII secolo.  La rivoluzione industriale e l’alluvione del 1954 che distrusse parte delle cartiere portò a un lento declino di questa attività, anche se ancora oggi esistono famiglie che continuano ad innovare e a diffondere questa antica e allo stesso tempo attuale tradizione. Amata da collezionisti, editori, artisti e persino dal Vaticano, pare essere infatti la carta ufficiale dello Stato della Chiesa, la Carta di Amalfi continua ad essere elogiata a livello nazionale ed internazionale.  

La storia

Non esistono documenti ufficiali che attestino la nascita dei primi impianti per la lavorazione della carta, ma si suppone che fu attorno al XII sec. Quando Federico II con le norme decretali pubblicate a Melfi impose il divieto ai curiali di Napoli, Sorrento e Amalfi l’uso della “bambagina” (carta ricavata da una pasta composta di canapa e lino) negli atti pubblicati, sollecitando le popolazioni a continuare ad utilizzare l’uso della pergamena.  Un’arte quella della carta che gli amalfitani appresero dagli arabi dati i rapporti commerciali che questi avevano con l’Oriente e per la presenza, probabilmente, di fondachi in terre straniere.

La Macchina a maglie di legno, courtesy of Fondazione Museo della Carta

Il successo 

Con il tempo la produzione si intensificò in modo così esponenziale che l’intera Valle dei Mulini vide prolificare numerevoli cartiere. La riserva naturale fu la sede strategica per queste piccole industrie grazie  alla presenza del fiume Canneto che attraverso i mulini e una serie di canali sotterranei che correvano sotto le cartiere forniva l’acqua necessaria ai macchinari per la produzione della carta. Dal 1700, periodo di vera esplosione di questa attività di artigianato, nella sola Amalfi si contavano ben 11 cartiere. Questo portò una crescita della ricchezza economica dei produttori di carta a tal punto che questi fondarono la Congrega dei Cartari, una sorta di cooperativa che aveva sede nella Chiesa dello Spirito Santo, al confine con la Valle dei Mulini, area produttiva. 

Il Tino, courtesy of Fondazione Museo della Carta

La produzione

Ma come avveniva la creazione della carta? Qual era il suo processo di produzione? Per realizzare i vari fogli venivano utilizzati gli stracci, panni di cotone, che i cantieri acquistavano dai vari straccivendoli. Tali panni venivano messi in apposite vasche, chiamate pile, dove venivano triturati e trasformati in una sorta di poltiglia attraverso una serie di magli di legno, alla cui estremità erano sistemati dei chiodi di ferro. Si dice che la forma e la dimensione dei chiodi determinavano la consistenza, la grammatura e lo spessore dei fogli. Tale macchine erano mosse dalla forza dell’acqua che precipitando su di una ruota metteva in azione un albero di trasmissione detto fuso. La poltiglia creata dal macchinario veniva poi raccolta e messa in un tino in muratura, una vasca rotonda. Qui con una sorta di mestolo di legno di grandi dimensioni si mescolava la poltiglia, a questo punto si immergeva uno strumento simile a un setaccio, su cui vi era apposto la filigrana, il sigillo o simbolo della famiglia, sul quale si formava uno strato di carta che poi veniva versato sul feltro, che dava vita al primo foglio di carta. Foglio dopo foglio, ne servono circa 40-50, la “pila” creata veniva prelevata e passata  sotto a una pressa per che serviva all’assorbimento dell’acqua. Da qui poi si passava all’asciugatura dove i fogli venivano appesi sugli spanditoi. Nel 1745 la macchina a maglie di legno venne sostituita dalla macchina olandese, che ha permesso di velocizzare e perfezionare l’intero processo. 

La creazione dei fogli, courtesy of Fondazione Museo della Carta

La Fondazione Museo della Carta

I macchinari e il processo di lavorazione oggi è visibile all’interno della Fondazione Museo della Carta. Fondato da Nicola Milano, discendente di una generazione di cantieri. Milano fu uno dei più grandi imprenditori cartai della Costa d’Amalfi, il quale dopo la morte del padre, dall’eta di 13 anni riuscì a portare avanti le tre cartiere di proprietà della famiglia. Il Museo, oggi, ha sede in un’antica cartiera della famiglia Milano risalente al XIV secolo e si trova nella città di Amalfi, sulla via che porta alla Valle dei Mulini. All’interno sono esposti attrezzi e macchinari secolari che venivano utilizzati nella produzione della carta a mano. Qui, guide preparate, accompagnano gli ospiti nella visita dando anche dimostrazioni su come avveniva tutto il processo. Una sorta di laboratorio esperenziale dove è anche possibile cimentarsi in parte della lavorazione. All’esterno del museo è stata allestita una riproduzione degli spanditoi e una zona dedicata al sistema di canalizzazione dell’acqua proveniente dal fiume Canneto, che serve per attivare sia la macchina a maglie di legno, che quella olandese presente nel museo. 

Uno dei macchinari “moderni” per la lavorazione della carta presenti al museo, courtesy of Fondazione Museo della Carta

La famiglia Amatruda 

Non si può parlare della storia e dell’evoluzione della Carta di Amalfi, senza parlare della famiglia Amatruda, la cui cartiera è ancora attiva e conosciuta in tutto il mondo. Produttrice da secoli, dopo l’alluvione del 1954 che provocò la distruzione della maggior parte delle cartiere, la tenacia e la passione di Luigi Amatruda, mastro cartaro di Amalfi, non si arrese e con determinazione riuscì a mantenere viva parte dell’attività ritornando ai metodi tradizionali di lavorazione attraverso l’uso del cotone. “Mio padre – racconta Antonietta Amatruda, professoressa e responsabile insieme alla sorella e a tutta la famiglia della cartiera situata nella Valle dei Mulini – era animato da un grande amore per questo lavoro. La sua missione è sempre stata quella di mantenere viva questa attività, quest’arte, non solo per la famiglia, ma anche per l’intera città di Amalfi e per tutto il territorio costiero”. La carta venne utilizzata per la stampa di una serie di autorevoli pubblicazione, fra cui A Drunk man Looks at the Thistle di Hugh MacDiarmid, per volontà dell’illustre editore Mardersteig, stampatore di Gabriele d’Annunzio, L’Eneide delle Edizioni dell’Elefante, il Canzoniere di Petrarca, stampato da Marotta e l’Hamlet di Shakespeare, editore Tallone. La carta Amatruda non viene solo utilizzata per il mondo dell’editoria, ma oggi i suoi prodotti vanno dalla carta per acquarelli, a quella per le partecipazioni di nozze, ai quaderni, e molto altro. “Oggi ad occuparsi della cartiera, oltre me e mia sorella Teresa, sono mio nipote Giuseppe Amatruda, i miei figli, mio cognato. Cerchiamo di farlo con la stessa passione che ci ha trasmesso mio padre”. 

Informazioni utili:

Fondazione Museo della Carta, tel. +39.089.83.04.561, email: info@museodellacarta.it, museodellacarta.it

Cartiera Amatruda, tel. +39.334.58.03.828, email: info@amatruda.it, amatruda.it

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