Arte e Cultura

La femminilità raccontata da Paolo Sandulli

Avellinese di origine, praianese d’adozione, l’artista rivela attraverso le sue sculture il senso della vera bellezza.

Di Anna Volpicelli, foto di Imma Tralli

Dopo una giornata di lavoro, Carmela è stanca. Il suo corpo avvolgente e morbido si lascia andare sul tavolo. Le sue braccia forti diventano il cuscino su cui lei poggia la testa e si abbandona a un sonno profondo. Ha passato la sua giornata a cucinare da Armandino, il celebre ristorante di Praiano, e probabilmente la sera, finito il suo servizio, non ha avuto la forza di cucinare qualcosa per se stessa. «Le donne che io creo – ci racconta Paolo Sandulli, artista– incarnano una bellezza tipica mediterranea. Sono donne dai fianchi larghi, dai piedi paffuti e dalle braccia un po’ cicciotelle. Sono simbolo della femminilità e della fertilità. Sono le custodi della vita, le uniche capaci di donarla. Alcune di loro nascono dai miei incontri, come Carmela, una madre, una moglie e una lavoratrice, altre invece nascono da sguardi quotidiani.»

Negli occhi del pescatore

Nato ad Avellino nel 1949, Sandulli ha fatto della sua vita una lunga ricerca sul senso dell’arte, dell’essere artista, sulle tecniche, passando dalla pittura alla ceramica fino alla scultura, e sul significato della vera bellezza. Dopo una formazione fra Roma, Faenza, a la Ruche di Parigi, Praiano diventa la sua fissa dimora. «La mia concezione di bellezza è stata profondamente influenzata dal mio vivere in Costa D’Amalfi». Un concetto plasmato e raccontato da Sandulli che va al di la dei canoni estetici classici. E’ una bellezza che emerge da un profondo senso di se stessi, da una consapevolezza della propria identità. Come il pescatore ritratto in una delle sue opere. Le rughe, l’espressione del volto, la secchezza della pelle data dal sole . «Certo, non è Marlon Brando, ma il suo essere bello è dato dalla consapevolezza di se stesso».

La sirena e altre opere di Paolo Sandulli

L’ arte come via verso il cambiamento

In un’epoca in cui l’immagine è tutto, dove il senso di sé si basa sui selfie scattati per i social media, finalizzati a un piacere immediato e ad attirare l’attenzione dei followers, le immagini che ci regala Sandulli si muovono in una direzione opposta: ci invitano a fermarci e a osservare. «La figura artistica molto spesso non è immediata, ma ha bisogno di tempo per suscitare piacere. E’ un immagine che crea dubbi, perché l’arte ti mette in discussione e ti invita a cambiare un po’ te stesso. Io penso che sia fondamentale oggi recuperare questa sensibilità, questa capacità di guardare andando oltre la prima apparenza. Costruire un rapporto intime con l’opera che ci troviamo di fronte, instaurare una maliziosa complicità, una fratellanza».

Praiano il luogo delle emozioni

Il rapporto con la Costiera Amalfitana comincia a fiorire nel 1965, quando l’artista inizia a trascorrere mesi interi a Praiano nella casa di famiglia. «Per me Praiano è sempre stato un rifugio, un luogo dove entrare in contatto con le mie emozioni, e soprattutto dove poter dedicare tempo alla mia arte. Io sono molto legato alla Costiera Amalfitana perché mi ha permesso di diventare l’uomo e l’artista che sono oggi».

Tre sorelle chiacchierano nel salotto di casa

Lo sguardo sulla vita quotidiana

E le sue opere trasmettono tutte questo forte legame, quasi viscerale. «Ogni mia creazione è frutto di un racconto di vita quotidiana vissuta qui. I volti della gente che incontro, diventano i protagonisti delle mie opere. Tutto ciò che realizzo parte sempre da un racconto di vita. La mia intenzione con le mie opere è quella di accompagnare le persone a guardare qualcosa che hanno sotto gli occhi tutti i giorni, ma che magari non vedono più, perché hanno perso quella magia infantile, dove tutto è meraviglia. Da anni la mia poetica narrativa rivela qualcosa che succede fra la Costiera Amalfitana, un mondo fatto di pescatori ed agricoltori, e l’arrivo del turismo».

Il confronto internazionale

Alla fine degli anni sessanta la Costa D’Amalfi era un crocevia di artisti provenienti da tutto il mondo che passavano qui gran parte dell’anno. «La Costiera è sempre stata un luogo dove poter incontrare gente straordinaria. E io che venivo da una piccola provincia finalmente avevo la possibilità di confrontarmi con artisti con cui instauravo un dialogo profondo, a cui riuscivo a mostrare i mie quadri e a parlare con loro di arte». Ed è proprio grazie a questi incontri estivi che Sandulli riesce a vincere una borsa di studio per andare a Parigi. «Fra il 968 e il 1971 venivano a Praiano dei pittori internazionali, soprattutto francesi e spagnoli, che oltre a dipingere giocavano a tennis. Io ero molto bravo. E un francese mi disse di andare a Parigi per insegnare loro a giocare. Ovviamente non avevo le possibilità economiche per farlo, cosi mi aiutarono loro a vincere la borsa di studio». Il ricordo di quel momento e della sua passione per il tennis è ora trasportato in una scultura in cui quattro donne con le racchette in mano si divertono insieme a giocare su un campo da tennis.

L’ esperienza parigina

Nel 1974 all’età di 25 anni Sandulli si trasferisce a La Ruche Parigi, qui ebbe l’opportunità di lavorare e vivere nella residenza-studio che ospitò artisti fra cui Chagall, Soutine, Archipenko e Viani. «In quel periodo mi concentravo solo sulla pittura e ho avuto la fortuna di esporre i mie lavori in alcune gallerie parigine»

I ritratti di Luca, Carlino e molti personaggi che Paolo Sandulli ha incontrato durante il suo percorso

I nuovi amici

Ritornato in italia, dopo 5 anni vissuti in Francia, dopo un doloroso divorzio, da Avellino si trasferisce definitivamente a Praiano. «Per me è stato un avvenimento traumatizzante. Avevo anche una figlia di 6 anni quindi è stato davvero lacerante. Praiano mi ha curato le ferite. Ho avuto modo di conoscere persone incredibili, come Luca, proprietario dell’Africana. Era una sorta di apache, un uomo molto semplice che aveva una grande senso dell’ospitalità. La Costiera l’hanno fatta questo tipo di uomini, come Carlino dell’hotel Il San Pietro di Positano, un altro grande amico. Quando andavi a trovarlo sembrava sempre che stava aspettando proprio te». Luca, Carlino e molti altri sono oggi raffigurati nello studio di Sandulli. Su una grande parete una serie di piccoli ritratti messi l’uno accanto all’altro, come pezzi di un mosaico, onorano le persone che Sandulli ha incontrato durante il suo percorso e per i quali prova un grande senso di gratitudine.

L’incontro con la ceramica

Praiano fu anche il luogo dove Sandulli ebbe il suo primo contatto con l’argilla. «Io non avevo mai lavorato con l’argilla, ma vivendo qui diventai molto amico di Antonio Franchini, famoso ceramista della zona. Fu lui che mi insegnò le tecniche della ceramica. Poi con il tempo da solo comincia ad aggiungere i volumi e la tridimensionalità che con la pittura non potevo».

La serie Le Regine del mare

Le Regine del Mare

Lo studio sulla forma, il contatto con la materia e l’incontro con una donna lo portarono a dare forma alla collezione Regine del mare, busti femminili in terracotta coronati da spugne variopinte. «La serie è il mio tributo a Eleonora D’Aragona (figlia del re di Napoli, ndr) che vidi a Palermo ritratta nell’opera di Francesco Laurana. La sua bellezza mi stregò e io mi dissi che dovevo fare delle signorine preziose, delle regine del mare».  Disposte una accanto all’altra queste signorine esprimono carattere e personalità unica. Come la musa ispiratrice, ognuna di loro ha palpebre che sembrano quasi socchiuse. «L’idea del copricapo la ebbi con Luca, fu lui che mi aiutò a trovare le spugne e quando le misi in testa alle mie signorine, entrambi rimanemmo folgorati. Avevamo raggiunto la perfezione. Queste donne ci stavano parlando».

Il senso di gratitudine

Con il tempo le Regine del Mare sono diventate la sua firma. «In molte di loro ci rivedo mia figlia, Giuliana, e mia madre. Ma l’universo femminile rappresentato da Sandulli è molto di più. Basta guardare le sirene che fluttuano nell’acqua, che l’artista associa alla dinamicità di Mina, la sua compagna, le sorelle che chiacchierano nel salotto, la donna che legge un libro comodamente sulla sedia.  In procinto di lasciare la Torre d’Asciola, che Sandulli identifica come una madre protettiva, l’artista è pronto ad affrontare una nuova avventura. «Mi piacerebbe creare una serie di workshop per turisti e persone che vogliono imparare. Sarebbe un modo per me per restituire parte della mia gratitudine a questa terra».

 

 

 

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