Il 17 gennaio non è una data qualunque per Vietri sul Mare: è il giorno in cui viene celebrata attraverso il fuoco la tradizione per la quale il nome del borgo è conosciuto in tutto il mondo, la ceramica vietrese.
I ceramisti infatti onorano quello che da sempre è il loro Santo Patrono, Antonio Abate, conosciuto localmente come Sant’Antuono. Era usanza antica infatti che in quel giorno i proprietari delle “faenzere” (le antiche fabbriche di ceramica) preparassero un pranzo luculliano per i propri dipendenti, usanza che poi è stata istituzionalizzata, trasformandosi in un vero e proprio rito arricchito da celebrazioni religiose in onore dei ceramisti scomparsi, mostre a tema e, soprattutto, dalla benedizione di quello che è l’elemento sacro per ogni artigiano: il fuoco.
La tradizione del Fuoco
Ed è proprio il fuoco il grande protagonista di questa celebrazione dalle radici antiche e profonde.
Dopo la benedizione, le fiamme prendono vita davanti agli occhi del pubblico: da alcuni anni, infatti, si è instaurata la suggestiva consuetudine di incendiare una scultura in cartapesta (il ciuccio vietrese nel 2024 e la Sirena di Irene Kowaliska, realizzata da Elisabetta d’Arienzo, nel 2025). Le fiamme avvolgono lentamente le forme, illuminando la notte e creando un momento di forte impatto emotivo, quasi rituale.
A seguire, il Fuoco diventa arte viva: le performance accendono la piazza con gesti antichi e spettacolari. I maestri ceramisti e gli artisti lavorano davanti al pubblico tra scintille, crepitii e bagliori, mostrando tecniche di cottura primitiva e la suggestiva cottura raku, dove l’argilla incandescente viene estratta dal forno e trasformata in pochi istanti in opere irripetibili. Il calore, il suono delle fiamme e il bagliore rosso delle ceramiche incandescenti creano un’atmosfera intensa e quasi ipnotica.
Questo momento diventa per lo spettatore vera condivisione di un’esperienza primordiale: un viaggio nei gesti antichi dell’uomo e della tradizione, il tutto accompagnato da musiche tradizionali e da momenti di convivialità con piatti tipici della tradizione vietrese.
La “riggiola” votiva
Lo scorso anno si è voluto anche riprendere e in qualche modo onorare un’antica tradizione del posto: in passato, infatti, vicino ad ogni forno, veniva affissa una “riggiola” con l’immagine del Santo Patrono, una sorta di piastrella votiva, in segno di protezione dai rischi del fuoco. Le icone realizzate dai ceramisti che hanno risposto a questa iniziativa sono state protagoniste della mostra “Io Sono Fuoco”.
Per chi desidera vivere la tradizione non solo come spettatore, ma come parte integrante della cultura locale, questa è assolutamente un’ esperienza da non perdere!
Perchè vivere l’esperienza del Fuoco?
- Per creare una vera connessione con il territorio e con la tradizione ceramista per la quale il borgo è conosciuto a livello internazionale.
- Perchè è un ‘esperienza che nel tempo ha mantenuto la sua semplicità e autenticità.
Come completare l’esperienza?
- Per arricchire ulteriormente l’esperienza, si può curiosare nelle tante botteghe del centro storico ammirandone le opere e scoprendo dai ceramisti locali i segreti di quest’arte millenaria.
- Con una pausa di gusto a Cetara, dove ci si può abbandonare ai sapori della tradizione marinara : dalla celebre colatura di alici ai piatti a base di tonno.



